mauridal film.it

periodico di commenti e critica cinematografica

RUBRICA        **  HO VISTO   IL FILM

 

                               ELENCO TITOLI. DELLE RECENSIONI

1IL SACRIFICIO DL CERVO SACRO

2 BLADE RUNNER 2049

DOVE CADONO LE OMBRE

4 NIKO. 1988

5 NUOVO CINEMA PARADISO

BANGLA

6. DENTRO CARAVAGGIO

7. JOKER

7 SELFIE

8 IL TRADITORE

9 GREEN BOOK

10 VITA SEGRETA DI MARIA CAPASSO

11 C’ERA UNA VOLTA…..A HOLLIWOOD

12 . IL SINDACO DEL RIONE SANITA’

13  THE IRISHMAN

14 Richard Jewell Un film di Clint Eastwood.

15.   1917   UN FILM DI SAM MENDES

16.        NEW POPE UN FILM DI PAOLO SORRENTINO

17 . 

 

 

IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO Un film di Yorgos Lanthimos. Con Colin Farrell, Nicole Kidman,

Sono un paragrafo. Clicca qui per aggiungere o modificare un testo. Qui puoi raccontare ai tuoi visitatori chi sei e qual'è la tua storia.

“The Killing of a Sacred Deer”  

un film di Yorgos Lanthimos Un film di Yorgos Lanthimos. Con Colin Farrell, Nicole Kidman,

Quando diciamo che i figli non possono pagare le colpe dei padri quanto meno non devono subirne le conseguenze ,allora diamo valore ad una visione religiosa dell’esistenza del genere umano. Anche il regista grecoYorgos Lanthimos propone un punto di vista morale delle vicende umane e in particolare della storia di uno stimato cardio chirurgo che opera i suoi malati in un ospedale moderno e attrezzato ma a causa di un fatale bicchiere di whisky di troppo una operazione finisce con la morte del paziente. Una vicenda ordinaria potrebbe essere se non per il fatto che il paziente morto, è padre di un figlio sedicenne Martin che rimane a dir poco turbato , anzi segnato dalla morte del padre. Anche il bravo chirurgo è padre di due figli , sposato con una dottoressa anche lei, e madre esemplare una famiglia della buona borghesia americana che senza particolari problemi procede nelle carriere ,nella crescita dei figli. IL fato , che nella grecia antica è prepotente viene a disturbare l’ordine precostituito di questa famiglia Si presenta con le sembianze di Martin l’orfano del paziente morto per mano del chirurgo. Un fato che come nelle tragedie dell’antica grecia, a volte avversa e condanna gli uomini ad una pena mortale perché in genere invisi agli Dei. Ma qui e il regista greco lo sa gli Dei non ci sono ,tuttavia esistono forze negative e fonti del male che si insinuano nelle menti e nelle coscienze di persone uomini, donne e ragazzi. Martin è un ragazzo che ha perso il padre ed elabora una sua perversione in nome della presunta ingiustizia che lo ha colpito, e qui il regista costruisce una sua versione della tragedia umana assegnando al ragazzo un compito di vendicatore , ovvero l’ordine delle vite va ristabilito con un ‘altra morte , Martin dunque pretende dal l’uomo sia- padre che chirurgo di uccidere un suo figlio così come fatalmente uccise suo padre. Una risoluzione dei fatti apparentemente arcaica , ovvero vicina ai miti della’ antica grecia o biblica . Eppure in sintonia con le logiche di alcune fasi della storia della moderna umanità. Le domande che il regista pone nel film sono tante , ma una è come può essere risarcito un giovane ragazzo, un popolo .una umanità che non ha molto ,se non un padre una patria una figura di riferimento ,una sicurezza che permette una sopravvivenza al pari degli altri ma che un potere forte fatalmente per ragioni superiori ammazza e dissolve.Come una giovane umanità che si affaccia alla storia moderna potrà affermarsi se l’altra parte di umanità più vecchia e forte l’ avversa togliendo risorse e sicurezze Il giovane Martin dice di sé che è una metafora è un simbolo .ma tutta la vicenda ci riconduce alle narrazioni mitiche e metaforiche della tragedia umana che i greci antichi hanno raccontato in teatro e non solo. Il film si conclude nel peggiore dei modi con una ulteriore vittima sacrificale un altro sacrificio umano in nome dell’equilibrio del cosmo . ( mauridal )

blade runner2049 .  Un film di Denis Villeneuve. Con Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas,

 

BR2049,      potrebbe essere il nome proprio di un replicante che difettando di nomi , diventa difficile chiamarli ma in effetti è una sigla del film sequel Blade Runner2049, che non è un replicante del primo  film di Ridley Scott, ma un racconto a seguito del primo BR , ormai considerato main film caposcuola del genere. Tuttavia il film di Villeneuve , possiede alcuni tratti originali e cogliendo appieno le sfumature e dopo una lettura dei molteplici livelli di significato , possiamo anche definirlo come un film di realtà virtuale che ricerca una verità umana , fatta di corpi veri e di sentimenti veri, quelli soliti, amore, paura, angoscia del presente ma anche del futuro , che i poveri replicanti artificiali già vivono , a differenza di noi umani spettatori,  forse qualcuno replicante di se stesso,  che invece vivono  in questo mondo scisso tra materia reale e virtuale, dove i confini razionali diventano spesso labili. Il tratto originale di questo BR2049, è,  in sintesi  , la ricerca di una umanità perduta e la ric erca  di un mondo ,  di una vita più naturale,  ovvero genuina , autentica che il mondo reale contemporaneo, non possiede più,  soverchiato da contaminazioni tossiche e inquinamenti vari, e continue minacce alla salute e al benessere . Tutte cose che una società extra mondo di esseri facsimili umani non hanno ma che nel film e nel personaggio di K . il replicante più umano, si ricordano ancora , come se non fossero mai scomparse, dalla faccia dell'universo. Come non sostenere il povero K nella sua ribellione agli ordini Superiori di eliminare Dekard/HarrisonFord ultimo vecchio replicante sfuggito alla epurazione ,infatti tutti noi spettatori , parteggiamo per i due ,il vecchio e il giovane ,replicanti sì , ma pieni di emozioni. Dunque una eterna lotta tra buoni e cattivi , dove qui c'è un cattivissimo e  logorroico Wallace che ci scarica una serie di prediche inutilmente noiose. Infine un tema di interesse filmico è l'ologramma che smaterializza i corpi e nella più bella delle scene del film , addirittura è usato per compenetrare romanticamente le due figure maschile K e femminile Joi protagoniste dell'unica storia d'amore possibile tra androidi, ma la geniale invenzione del film è un strumento tipo telecomando, chiamato l'emanatore che in mano a K richiama e fa sparire a piacimento l'amata Joi,  tramite ologramma, e chissà che non sia la futura soluzione ai tanti conflitti di coppia odierni. (mauridal).

DOVE CADONO LE OMBRE 

un film di Valentina Pedicini, Italia 2017

DOVE CADONO LE OMBRE, 

un film di Valentina Pedicini, Italia 2017

UN SOLIDO GEOMETRICO ESPOSTO AD UN FASCIO DI LUCE, PROIETTA LA PROPRIA OMBRA SU DI UNA ALTRA SUPERFICIE ,questo è un antico ricordo di geometria , e mi sembra una possibile chiave di lettura per questo film, dove la seria e onesta regista ,Pedicini, ha cercato di inscenare una storia basata su fatti di storia recente, accaduti nella ricca e civile Svizzera. nel corso di decenni dagli anni ’20 fino agli anni ’80 ,del'900. La regista,  documentarista di origine , ha voluto trasporre in storia una vicenda reale, incentrata su un vero e proprio genocidio etnico ai danni di una popolazione nomade Jenisch, ovvero Rom ma di origine europea presenti in mezza Europa , compresa la Svizzera. Dunque poiché la diversità razziale e il principio di superiorità di una razza sull’altra è sempre vivo in tanti Paesi piccoli o grandi che siano, ecco che ci troviamo nella piccola ma grande Svizzera a conoscere la storia di una donna Anna , che nata da famiglia nomade , da piccola viene rinchiusa in un ricovero carcere, insieme ad altri bambini per porre fine al fenomeno e alla presenza dei nomadi in territorio svizzero. Nulla di strano in quegli anni , dove ben altre soluzioni finali venivano proposte dai vicini germanici, Ai danni di ebrei oltreché di tutti gli imperfetti non Ariani. La stranezza e la novità della questione viene rivelata nel film quando sappiamo e che questi ricoveri hanno funzionato fino ai recenti , anni ‘ 80 dove con la complicità delle istituzioni elvetiche ancora si praticavano esperimenti sui bambini nomadi reclusi. La Storia di Anna, prosegue quando la incontriamo adulta , integrata nella Svizzera moderna, che lavora come infermiera in un centro per anziani e disabili , che ha come sede lo stesso edificio, del ricovero istituto per bambini dove lei era reclusa da piccola. Un colpo di teatro, si direbbe, e in effetti, si tratta di un tragica rappresentazione di una vita mai liberata di questa donna che non riesce a svincolarsi dal passato, soprattutto quando , e questo è il definitivo colpo teatrale del film in questo ospizio per anziani , la giovane infermiera Anna rincontra la sua vecchia istruttrice dottoressa dell’orrore , che aveva il compito di eliminare la etnia Rom , con esperimenti genetici. A questo punto il film diventa un pesante solido geometrico , che proietta la sua ombra su di sé abbandonando ogni intento di denuncia storico-antropologica, per diventare più mestamente ,una storia psico intimista nella penosa relazione tra le due donne , la vecchia ex aguzzina e la giovane ex vittima che però è diventata la sua infermiera. La narrazione del film dunque si appesantisce e si dilunga troppo su questo rapporto fra le due donne, dimenticando la traccia principale avviata inizialmente ovvero, la tragedia nascosta del popolo Jenisch ,nella ricca e civile Svizzera del dopoguerra. Appare evidente che il nobile intento documentaristico di denuncia sia venuto meno , a favore di una narrazione più corposa ma a scapito della sintesi e del ritmo cinematografico , che sono essenziali per una fruizione possibile ad uno spettatore medio- normo dotato che pure sceglie questo genere di film. (Mauridal) 

DAVID HOCKNEY ARTISTA 

docufilm della Royal Academy of Arts 

David Hockney dalla Royal Academy of Arts     

   L'arte rimane l'artista , si racconta.

Quando l'artista vivente, ha l'opportunità di raccontarsi in prima persona , in un film con tecnologie avanzate che mostrano anche i suoi lavori nel mentre li realizza, allora si può affermare che l'arte contemporanea non ha più segreti per il grande pubblico e finalmente diventa arte popolare. Una conquista che avviene nonostante le intenzioni degli artisti stessi, poiche il cinema si impossessa dell'artista e della sua arte , nel momento in cui li racconta e con le immagini restituendo una visione un punto di vista che diviene popolare quando si moltiplica per le migliaia di sguardi degli spettatori del film. Ecco come il cinema si coniuga con l'arte ne diviene strumento di divulgazione e quindi favorisce la conoscenza e la comprensione. Tutto questo ovviamente non è potuto avvenire per gran parte della storia dell'arte e solo in questo secolo con l'uso di tecnologie appunto moderne, l'arte ha usufruito di un benefico apporto da parte del cinema. IL pittore britannico Hockney, gagliardo novantenne è riuscito ad approfittare del cinema per raccontarsi e per illustrare le sue opere insieme ai curatori delle sue mostre nei musei inglesi. Artsta e pittore dei nostri giorni , Hockney interpreta delle nostre realta fatta di paesaggi e di personaggi che possiamo incontrare facilmente passeggiando per zone di campagna o di natura. Certo la campagna o la natura dello Yorckshire , regione inglese, dipinta da Hockney, è unica come certe facce tipicamente britisch dei ritratti a figura intera , di personaggi quasi tutti amici dell'artista che messi in posa , si racconta per tre giorni, alla fine hanno contribuito a formare ad una vera galleria di tipi umani . Così il film racconta l'inizio e la realizzazione dei quadri, mentre il pittore li realizza , e alla fine li commenta con una sorta di auto ironia sui risultati raggiunti. A noi spettatori il piacere vedere il work in progress artistico e l'ottima qualità delle immagini digitali di questo docufilm . (mauridal.) 

NIKO 1988 

un film di Susanna Nicchiarelli , 

NICO 1988 un film di Susanna Nicchiarelli , con Trine Dyrholm. Italia 2017

Nico, 1988 Nico donna e artista inquieta. NICO 1988 un film di Susanna Nicchiarelli , con Trine Dyrholm.  

Quando una empatia si manifesta ,così palese tra il personaggio e l’interprete , tanto che lo spettatore identifica tout court l’attrice con il personaggio come avviene nel film Nico 1988, allora una buona parte del senso di questo film è raggiunto pienamente. Il film infatti non vuole e non è una biografia ricostruita del personaggio Nico nome d’arte di Christa Päffgen cantante del gruppo rock Velvet Underground ma in realtà , donna dalle molte vite ,accomunate dall'innegabile fascino e anche dalla iniziale giovanile bellezza ,poi in età matura perduta , a favore di una diversa maturità e consapevolezza artistica . il racconto di una donna dalla vita così densa nel pieno degli anni ottanta già di per sé così densi di avvenimenti ,risulta difficile per chiunque, ma per la regista e per l’interprete è scattato il fattore empatia, per cui tutto il personaggio Nico, è pienamente riuscito sotto l’aspetto umano ,ma anche dal punto di vista artistico come donna rock star che anche negli ultimi anni della sua vita, appunto verso il 1988 riesce nelle sue esibizioni a dare il meglio di sé coinvolgendo un pubblico giovanile in una musica dura ,inquieta, definita dark nel pieno di un gusto musicale completamente diverso , cioè commerciale e rassicurante. Tutto il film è improntato sulla ribellione, sull'antagonismo di una donna che esce fuori dagli schemi dello spettacolo per voler esprimere un suo carattere e una sua cifra artistica originale. Il merito della regista è di aver determinato pienamente questo aspetto ,insieme ai drammi di una donna che come tante altre in quegli anni hanno vissuto la tossico dipendenza, la mancata realizzazione come madre e l’abbandono dell’amatissimo figlio. Dunque una complessità femminile che solo l’intesa tra una regista brava e impegnata come la Nicchiarelli e l’ottima interprete Trine , poteva realizzare compiutamente. Il film si conclude accennando alla fine prematura della donna Nico , ma non alla morte della sua musica , che infatti resta nella mente di tanto suo pubblico. (mauridal)

nuovo cinema paradiso.

NUOVO CINEMA PARADISO un film di GiuseppeTornatore

Quando il cinema racconta le emozioni, e questa volta Tornatore riesce ad emozionare, raccontando proprio il Cinema, o meglio la storia del cinema Paradiso,  sala cinematografica parrocchiale di un paesino siciliano, dove il piccolo Salvatore detto Totò veniva a sbirciare nella cabina da proiezione  il vecchio Alfredo, proiezionista alle prese con una antica macchina da proiezione.  Vedeva anche  i film che venivano proiettati che Alfredo tagliava su ordine della censura del parroco in tutte le scene osè , specie i baci degli attori. Totò che sogna di diventare come il suo amico Alfredo , segue tutte le proiezioni e guardando tutti i film, ne tra insegnamenti tali  che dopo anni ormai adulto e maturo , dventerà regista di cinema affermato, trasferendosi a Roma.   In tutto questo racconto dunque , Il regista Tornatore, siciliano, racconta l'Italia , la Sicilia, ante televisione negli anni 40/50 dei piccoli paese dove il cinema del parroco era tutto per la gente umile, di paese, oltre la fatica e la miseria. Questa Sicilia del cinema Pardiso, e quell'Italia , Tornatore  la conosce bene e dunque con questo film,  riesce a trasmettere la sua passione per il cinema , e anche l'emozione della gente del paesino siciliano al cospetto dei film proiettati, e quindi si piange e si ride, ci si commuove e si gioisce. Una favola , il cinema ,semplice ma al contempo ricca di di tante sfumature , che coprono tutta la gamma di sentimenti ed emozioni della gente ,intesa come  spettatori senza confini nè età. Il regalo che il vecchio Alfredo ormai cieco,  e morto dopo l'incendio della cabina di proiezione, lascerà al  giovane Totò  sarà un regalo per tutti i cinèfili che vedono il film , un regalo che Tornatore stesso fa al cinema italiano, si tratta della scena finale  del film dove il maturo Totò regista ,visiona i tagli  di pellicola, delle sequenze di baci dei film che Alfredo  aveva conservato senza distruggerli, e che noi vediamo con la struggente bella musica del maestro Morricone, a chiusura della storia. (mauridal)     

Titolo : PHAIM non fa l'indiano 

BANGLA un film di e con Phaim Bhuiyan, e con Carlotta Antonelli.

il tema dell'immigrazione straniera è in tempi recenti ,molto dibattuto sfiorando toni drammatici se utilizzato per fini di speculazione politica italiana, ma se a raccontare una storia di integrazione di un giovane nato in italia di origine bengalese è proprio il protagonista e il realizzatore del film ovvero il Phaim di cui si parla allora i toni si stemperano diventando addirittura ironici con punte di comicità involontaria sia nel linguaggio parlato che nei comportamenti dei personaggi. Allora tutto il dramma degli immigrati assume un differente punto di vista che i l giovane regista ci propone in questa storia semplice di un amoruccio tra lui indiano di colore cappuccino, e una lei altrettanto giovane, ma italiana , della periferia romana abitante nella stessa Torpignattara dove risiede con la sua tradizionalissima famiglia , il ragazzo bangla. Dunque Un melting polt tra centro e periferia del mondo tra chi nasce immigrato e chi nasce" periferico" essendo cittadino italiano titolato. Un divertente miscuglio nel film, diciamo recitato, in un dialetto romanesco alla "bangla" quasi a dire coatto , che conferisce un tono forse pasoliniano di borgata o forse il perfetto opposto di brutti sporchi e cattivi di memoria scoliana. Infatti tutti i personaggi da Phaim ad Asia la neo fidanzatina, agli amici e familiari e via dicendo sono pulitini bellini e soprattutto buoni e simpatici. Forse il vero riferimento cinefilo del giovane regista indiano Phaim è il Moretti alias Michele di ecce bombo o meglio il Nanni di caro diario. Tutto questo confezionato in una semplice e veloce narrazione di scenette divertenti e adatte ad un pubblico consono all'età dei protagonisti, forse più autentici dei giovani di Moccia e Muccino. Insomma Phaim non fa l'indiano pur essendolo , anzi è ben consapevole di entrare con il suo film in una fascia di pubblico da conquistare , giovani immigrati e non , musulmani induisti o cristiani , ben vengano dunque a cinema. (mauridal)

 

locandina del film dentro caravaggio

DENTRO CARAVAGGIO. : UN FILM di FRANCESCO FREI

con Sandro Lombardi come voce narrante.

 

DENTRO CARAVAGGIO un film diFrancesco Frei con Sandro Lombardi ,voce narrante. Senza dubbio un film , sul pittore italiano conosciuto e visto ,studiato copiato riprodotto e narrato più di tutti gli, altri pur degni artisti italiani , come Caravaggio , deve rispondere oggi ad una domanda , perché è così popolare e di successo nel pubblico comune che affolla le mostre a lui dedicate nei musei del mondo. Ebbene il film ricerca e alla fine risponde bene . Merito delle immagini , dei dialoghi della narrazione che racconta quasi in diretta una cronaca della vita del pittore . Quando però il personaggio è già leggendario perché ha ispirato mille episodi biografici del resto trasformati in pittura, allora le immagini del cinema intervengono a completare l’opera. E possiamo definire questo film addirittura un appendice filmica delle immagini poderose incisive e immortali del Caravaggio pittore di tutti. Intanto la qualità dell’immagine del film è molto buona eccellente ,restituendo nel modo migliore le figure e gli aspetti anche inediti della pittura nei quadri più noti e direi esplorando con l’obiettivo della camera anche l particolari delle scene che per quanto conosciutissime rivelano qui angolature e viste particolari. Merito degli autori e degli interventi di artisti critici d’arte e studiosi che con l propria voce si propongono per una lettura delle opere di Caravaggio fuori dall’ambito accademico e scolastico. Dunque una visione moderna contemporanea di Caravaggio che appunto viene definito come un inventore di immagini e di storie per immagini così come fa il cinema. Forse negli ambienti storico artistici tradizionali trattare un pittore come un regista di cinema , fa arricciare il naso, ma in questo caso l’accostamento tra pittura e cinema è puntuale. Dunque si spiega così con questa chiave di lettura anche la grande popolarità del pittore presso un pubblico di giovani per niente studiosi ma attenti alle trasformazioni dei linguaggi figurativi tramite tutti i media possibili. Così il pittore maledetto per via della sua fama di uomo tormentato e violento, diventa ai nostri occhi un precursore della immagine avvolgente invasiva ,dominante nella realtà della vita quotidiana. Dunque tra tutti gli interventi esterni preferisco segnalare proprio il disegnatore Milo Manara che narra di come il moderno fumetto d’autore e lui stesso debba molto al Caravaggio per un linguaggio visivo attualissimo ed efficace per raccontare storie del mondo , contemporanee . In definitiva la incursione del film dentro Caravaggio anche con la presenza di un narratore ci riporta alla realtà di oggi negli aspetti più differenti di vedere e raccontare la vera realtà del mondo , anche la più brutta e violenta e repellente , mista a bellezza dolcezza e malinconia. Un bel film al servizio dell’arte comprensibile a tutti, (mauridal)

Selfie un film di Agostino Ferrente

Quando si vede un film come questo dal palese intento di rappresentare la realtà così come si ritrova nella vita di persone o nelle strade o nelle case di una metropoli in periferie segnate da tragedie e destini infami, allora la definizione di docufilm, per poterne parlare , è restrittiva e limitante. Questo film di Ferrente è un vero film realistico dal linguaggio crudo e diretto come il miglior realismo italiano ha saputo fare nel cinema. Quindi è doveroso sottolineare lo sforzo del regista di rapportarsi alla comunicazione con i giovani e giovanissimi. Dunque la proposta cinematografica , si adegua a tale sforzo. In tal senso si comprende la scelta di utilizzare un cell come strumento di ripresa video e addirittura girare tutto il film o quasi con la modalità selfie che viene ormai ampiamente usata da tutti , per rappresentarsi ma in particolare dai giovanissimi. Quindi un plauso alla scelta del regista , che pur esiste nel film con la scelta di adottare un linguaggio visivo adeguato alla cultura contemporanea . Intanto il regista è presente anche nella resa finale del film pur se in forma differente dalla regia tradizionale. Infatti gli stessi protagonisti diventano attori e registi del film anzi nei dialoghi si auto definiscono registi ,fanno i registi, si chiamano tra loro, registi , come un nomignolo , uno sfottò , trattandosi di ragazzi di quartieri e rioni popolari in cui tra malavita, devianza e descolarizzazione , il mestiere di regia cinematografica è un sogno sconosciuto. Tuttavia Agostino Ferrente, Regista , decide di regalare l’opportunità proprio di essere registi o meglio , filmaker a due giovani ancora minorenni ma con una storia di vita sulle spalle, opportunità subito presa e interpretata come una possibilità di riscatto addirittura come alternativa a una possibile vita lontana dalla presenza e connivenza malavitosa, Creatività ,impegno, questo film potrebbe indicare per queste generazioni senza grandi speranze una via da percorrere , una scelta di vita migliore a dispetto dei quartieri di nascita dove le ragazze intervistate parlano di rassegnazione a destini infausti loro segnati per una sorte avversa. Ma i due protagonisti amici fraterni compari nella buona e cattiva sorte hanno una missione, con i loro selfie vogliono ricordare un terzo amico loro coetaneo, il Davide, noto caso di cronaca ,ragazzo innocente ucciso per errore dalle forze dell’ordine . Ancora un destino infame a cui i due protagonisti attraverso i selfie si ribellano interpretando se stessi ma anche tutti altri, tutti uniti da una sola condizione di subalterna possibilità di una vita migliore. Un film che si distingue dagli altri per il taglio realista e di impietoso verismo , forse importante esperienza per il futuro cinema italiano di impegno nel sociale. (mauridal)

IL TRADITORE , UN FILM DI MARCO BELLOCCHIO

con : Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Candido, Fabrizio Ferracane, Fausto Russo Alesi, Luigi Lo Cascio, Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo, Francesco La Licata Quando è un autore di cinema, come Marco Bellocchio a intraprendere la strada della narrazione documentata di vicende vere accadute in Italia nel recente passato che hanno segnato la storia della Repubblica e dello Stato , allora si può essere certi che il percorso non sarà facile, ma pur con tante riflessioni e diversi aspetti a confronto , il raggiungimento della meta finale E’ sicuramente chiaro e al contempo pieno di lucidità. E'questo il caso del film Il traditore ,dove il tema narrativo è il tradimento , inteso come categoria etico morale che alcuni uomini ben definiti usano e accusano gli uni contro gli altri. Si tratta di uomini facenti parte di quell'universo oscuro che viene definito socialmente mafia ma che qui si chiarisce come una organizzazione a delinquere col nome " cosa nostra". Intanto ,premesso questo , il film non è come si potrebbe pensare un film sociologico sulla mafia in genere, o peggio un film di denuncia storica della politica dello stato italiano in quegli anni. Dunque un film narrativo, per niente cine documentario ,anche se sono veri gli inserti filmati dalla tv e dai media dei vari processi in tribunale e le immagini dei personaggi che appaiono nella loro realtà. Qui lo sforzo credo riuscito della sceneggiatura e del regista Ë quello di rappresentare con il linguaggio del cinema ,la storia di un uomo come Tommaso Buscetta, appunto mafioso sinonimo di delinquente ma dal profilo speciale ,ovvero un appartenente alla organizzazione che dopo essere stato colpito nei suoi affetti familiari da nemici ex amici decide di denunciare tutta l'organizzazione mafiosa allo stato , alla magistratura italiana e quindi favorendone lo smantellamento e la scomparsa. Tutto in chiave narrativa, come storia di una vicenda umana contraddittoria e introspettiva con grandi e dubbiosi comportamenti, di colui che viene definito da suoi stessi sodali traditore pentito e che di tutti i personaggi coinvolti, sarebbe un gradino più in alto per il merito di aver collaborato. Tuttavia il regista sceglie di demolire il personaggio Buscetta , non come traditore, accusa che lui respinge ma proprio come uomo di poco onore per aver aderito alla cosca mafiosa , esserne stato capo , aver ordinato e anch'egli ucciso persone. IL film in buona sostanza non valorizza il pentimento , è un disvalore come il tradimento in ma rende giustizia al risultato ottenuto dai magistrati , Giovanni Falcone è ben interpretato e reso nei pochi momenti del film quando nei confronti della mafia e dei mafiosi non concede alcuna giustificazione anche se alcuni collaborano. Intanto la storia scorre sullo schermo con efficaci immagini dei volti di mafiosi in gabbie nel tribunale del maxi processo e in un momento di particolare effetto visivo e narrativo nel confronto faccia a faccia con il vero nemico ex compare di Buscetta , Pippo Calò, ottima interpretazione di Fabrizio Ferracane. Nei dialoghi tra i due esce la vera natura di sfida e di violenza che sottintendeva nei rapporti tra i mafiosi da cui si evince che una vera amicizia non poteva esistere tra loro. In contrasto al tradimento anche l’amicizia viene sottintesa come contraddizione di fondo , e con il personaggio di Salvatore Contorno perfettamente reso da un grande Luigi Lo Cascio si stabilisce il senso e la forma dell’amicizia tra gli uomini della cosca. Dunque amicizia, fedeltà , tradimento, rispetto dei valori della tradizione, famiglia e credenze religiose un mix culturale che coinvolge e avvolge tutti gli appartenenti al sistema mafioso. Il film si muove in un clima opprimente una sorta di claustrofobia delle vite in una terra siciliana già isolana ma qui si evidenzia la quasi totale impossibilità per un picciotto di svincolarsi dalle famiglie opprimenti e vincolanti. Ottima la scelta del regista di mantenere la stretta parlata siciliana nel dialogo tra i personaggi per rimarcare la chiusura al mondo degli adepti. Buscetta reso anche in dialetto , da un fenomenale Favino . si distinguerà anche per la sua esterofilia la seconda vita in Brasile e le ideali scene delle cantate nostalgiche in brasiliano, di un uomo vecchio ormai privo di futuro. Un film a tuttotondo dove Bellocchio ha scolpito ogni personaggio affinché possa restare oltre l’immagine filmica nella mente dello spettatore. Una particolare interpretazione del finale dove un giovane mafioso spara ad un figura simile durante una festa di matrimonio. Bellocchio avrà ripescato i suoi elementi di analisi della psiche ponendoci di fronte all’epilogo di un a vita che finisce sparando a ritroso nella memoria ad un sua mancata vittima che altri non è che lui stesso alle origini un sé che si spara per interposta persona portando a termine un originario peccato mortale. (mauridal)

GREEN BOOK un film di Peter Farrelly. con Viggo Mortensen e Mahershala Ali.

due amici per la pelle, anche di colore Valutazione 4 stelle su cinque di MAURIDAL Feedback: 9868 | altri commenti e recensioni di MAURIDAL sabato 20 luglio 2019

titolo commento di Mauridal pubblicato su My movies sez. Pubblico 

fotogramma dal film Green Book

GREEN BOOK regia di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. si parte per un lungo viaggio nell'America degli anni sessanta con il sottofondo del separatismo razziale e discriminatorio dove appunto il green book è una guida per persone di colore che viaggiano, al fine di evitare luoghi e zone di aperto razzismo . IN questo racconto tratto da una storia vera il viaggiatore , un pianista di fama internazionale, il pianista afroamericano Don Shirley, deve eseguire un lungo tour di concerti per tutta l 'America anche nel sud dove egli sfida l'aperta ostilità dei bianchi contro i neri chiunque essi siano. Per il viaggio in auto organizzato dalla casa discografica , si sceglie un autista con funzioni anche di bodyguard dell'artista , come il buttafuori italoamericano Tony Lip. Ovviamente anche l'autista italo americano nato nel Bronx oggetto nel passato lui di razzismo , non gradisce all'inizio di lavorare per un ricco negro o melanzana come li chiamavano gli italiani che vediamo nel film spesso riuniti in famiglia a tavola, parlando con un forte accento siciliano. Intanto Tony accetta il lavoro ,per un compenso elevato e da qui inizia il vero racconto che non è solo il viaggio on the road, attraverso le tante americhe , ma il percorso di trasformazione di un uomo semplice come Tony con un tratto comune, agli americani ricchi e colti, oppure bifolchi ,ma tutti incapaci di superare la discriminazione al confronto di un uomo nero pure se grande musicista affermato in tutto il mondo Questo percorso di Tony che sfocerà in una vera amicizia e stima tra i due è la chiave del film. La narrazione è scorrevole e porta alla fine a considerare i due personaggi talmente simili che paradossalmente potrebbero scambiarsi i ruoli come nel finale della storia avviene, quando finito il tour di concerti e infine rientrare a casa , Tony ubriaco viene riaccompagnato a casa in auto proprio dal Don Shirley stavolta come autista e amico .Gli esempi colti nel film sono semplici ma efficaci , al nero Shirley viene vietato di pranzare in una sala ristorante insieme ai clienti bianchi o di usare la toilette pure se accompagnato dal fido Tony che garantisce la sicurezza. Intanto la società americana di quel periodo proibiva addirittura la libera circolazione per strada o in auto alle persone di colore al di fuori di certi orari. Tutto questo è ben descritto e narrato , tuttavia il vero salto di qualità dell'America non si vede e infatti non c'è stato, se non nella speranza dell'uguaglianza tra gli uomini dei Kennedy che verrà tragicamente stroncata, ottimo film .(mauridal)

CAMPEONES ,    2018 SPAGNA 

mauridal sabato 27 luglio 2019. tutti in gioco , senza vincitori né vinti Valutazione 4 stelle su cinque pubblicato su MY movies

 TITOLO  recensione MY movies sez.  PUBBLICO  

CAMPEONES spagna 2018 un film tit it. NON CI RESTA CHE VINCERE

Tit. originale CAMPEONES Spagna 2018 Tit. ITA Non ci resta che vincere. Un film di Javier Fesser. Con Javier Gutiérrez, IL film spagnolo ,per nazionalità ma soprattutto per i caratteri della cultura spagnola evidenti nei tratti di comicità di autoironia di apparente leggerezza irriverente e deridente che in questa storia potrebbero essere inopportuni là dove viene raccontata la disabilità psichica di alcuni giovani , che nella vita normale potrebbero essere un problema serio per le famiglie e la società con le strutture pubbliche che non li aiutano e i conseguenti problemi di vita che loro devono affrontare. In realtà la storia sceglie il lato positivo e migliore di queste persone disabili che inserite in opportune situazioni e seguite ,aiutate con passione riescono non solo a vivere bene ma ad esprimere umanità e comunicare amore per la vita che forse persone “ normali” spesso non riescono a fare . Si tratta di un gruppo di giovani inseriti in una associazione volontaria che vuole formare una squadra di basket anche per partecipare alle gare a loro dedicate. Ovviamente le situazioni che si creano , con il contrasto tra la piena libertà di azione e di movimento dei ragazzi disabili e la necessaria disciplina e organizzazione di una squadra sportiva sono situazioni divertenti e anche tenere per i vari casi che si presentano con i problemi che ognuno porta con sé. L’incarico di formare la squadra e di addestrarla viene dato ad un vero allenatore di basket , sportivo lui sì anomalo, perché litigioso non troppo astemio insomma uno che presto si trova nei guai con la giustizia e viene assegnato ai servizi sociali per scontare una condanna lieve di tre mesi con i disabili . E qui scatta la storia di Marco l’allenatore licenziato dal club professionale per dedicarsi inizialmente con distacco e indifferenza, ai disabili che considera incapaci di alcunché . Interessante dunque il tema di fondo che si racconta nel film dove per un caso nella vita, un uomo , si trova ad affrontare dei problemi come le disabilità , che non aveva mai conosciuto prima. Dunque la storia dell’allenatore Marco si intreccia per un lungo periodo con le vite quotidiane dei ragazzi disabili che nonostante le apparenti enormi difficoltà hanno voglia di fare squadra e di fare i campioni di basket . Un bel tema che il regista spagnolo racconta con leggerezza ma con la dovuta attenzione e rispetto per i protagonisti che recitano, non attori ma veri disabili .Tutto il film quindi prosegue con la progressiva ed efficace formazione dei singoli giocatori fino a formare tramite esercizi e allenamenti una vera squadra che deve essere pronta ad affrontare gare con altre squadre, per vincere, almeno questo è lo scopo proposto dall’allenatore. Intanto una prima trasformazione la avverte Marco interpretato dal bravo Gutièrrez che abbandona ogni diffidenza e pregiudizio, per avvicinarsi sempre di più alla dimensione dei suoi giocatori che ormai non considera più solo degli incapaci ma invece amici fratelli figli che hanno diverse abilità da dover usare e su questa strada compie un ulteriore cambiamento , abbandona il ruolo dell’allenatore che vuole solo una squadra vincente, ma assume il ruolo di una sorta di terapeuta che raggiungendo uno stato di tranquillità interiore alla fine del suo lavoro con la squadra dei campioni disabili considera vincenti non i punti segnati dai canestri messi a segno, nelle partite , ma i sentimenti di umanità e di amicizia reciproca che solidarizza tutti nella squadra . Il messaggio del film che fa riflettere tutti noi spettatori in qualche modo coinvolti nelle problematiche dei disabili è un invito a non discriminare nessuno anzi a collaborare affinché una difficoltà psichica o fisica possa essere superata mettendosi ,come in questo film in gioco , e la vittoria finale della partita consiste nella ritrovata armonia tra tutti , abili e disabili con un bel finale dove non esistono né vincitori né vinti. Ma una grande festa di amicizia . Il film merita di essere candidato all’Oscar , svelando una cinematografia spagnola impegnata e leggera. ( Mauridal)

Storia segreta di Maria Capasso un film di S . Piscicelli italia. 2019

Le donne raccontate dal regista Piscicelli nei suoi film d'autore , sono immancabilmente ,donne in lotta con le situazioni socio ambientali difficili se non di assoluto degrado. Le ambientazioni e gli sfondi dei personaggi ci fanno capire che nella città di Napoli  oggetto  di sguardo e soggetto  di  visione nel film,  ogni segnale di rinascita  e di progresso , deve fare i conti con un pesante retaggio culturale ed economico . Anche la protagonista di questo film,  Maria Capasso così come le altre in altri film.  incarna a suo modo le mille sfaccettature della città  di Napoli.  Una città  vista come un corpo vivente con tutte le sue  bellezze , il fascino ammaliante e seducente  e le contraddizioni ,  che passando per vicende e percorsi umani anche feroci e  dunque  disumani ,  portano  a destini infausti: anche Maria poteva riscattarsi  dalle origini  miserevoli, con i suoi figli lavorando onestamente e dignitosamente . Il Destino insiste contro e crea una situazione difficile , la brutta morte del  marito lascia Maria nello sconforto per la sopravvivenza. IL personaggio di Maria , interpretato e reso ad alti livelli dall’attrice in piena forma , Luisa Ranieri , reagisce alla ricerca di una soluzione, deve fare i conti però con le possibilità offerte dalle situazioni che le si presentano Dunque per una bella e ancora piacente donna vedova con figli ,un uomo che offre disponibilità aiuti e ricchezza potrebbe essere una soluzione. Il retaggio che pesa sulla città di Napoli è la presenza di una economia malavitosa  e criminale che si incarna in vari personaggi , uno di questi  è proprio l'uomo che incontra Maria Capasso diventando amico, amante e salvatore. In realtà . Maria entra nel gioco di  Gennaro senza scrupoli che in cambio di una relazione intima e familiare concede favori e danaro. Maria si rivela così donna ormai forte e e ambiziosa vuole emanciparsi , con Gennaro conosce una Napoli ricca , dei quartieri bene, belle case , e la Napoli descritta nel film è piena di paesaggio mare golfo e Vesuvio visto dalle terrazze delle case che Maria ad un certo punto desidera di avere. Dunque l’occasione di Maria di essere una donna modesta lavoratrice sì ma libera e onesta per la sua piccola famiglia , svanisce , in favore di una donna ambiziosa e arrivista , vorrebbe addirittura la proprietà del posto in cui lavorava: Denaro e potere una miscela micidiale che Maria capisce di poter avere e usare per sé per soddisfare tutti suoi sogni e bisogni. Ottiene di vivere con Gennaro in una bella casa assieme ai suoi figli , Intanto la vera natura del personaggio Gennaro interpretato da Daniele Russo attore di razza, si rivela per ciò che doveva essere , un affiliato a un clan per affari illeciti e che dovrà chiedere alla sua Maria di trasportare droga all’estero e infine di ammazzare un avvocato rivale al clan .Dunque Maria ancora una volta ha l’occasione di tirarsi fuori o accettare ma ormai ha deciso farà tutto quanto le viene chiesto in cambio di soldi e proprietà . Ancora il destino lavora contro Maria . vedrà sotto i suoi occhi la propria figlia ormai maggiorenne che irretita dalle voglie di Gennaro ne diventa amante. IL film che ha mantenuto una linea rigorosa sui profili sociali e ambientali riguardo una condizione anche psicologica difficile dei personaggi principali , ha una svolta finale con la protagonista che uccide il proprio uomo traditore e criminale con la stessa freddezza dell’omicidio commissionato in precedenza. Una svolta da Killer omicida rivendicata da Maria Capasso in prima persona in una sorta di confessione ,che la vorrebbe giustificare agli occhi del mondo. Una ultima occasione perduta.( mauridal)

Mymovies Home » Film » 2019 » Vita Segreta Di Maria Capasso » Pubblico » 1209083 » Le occasioni di Maria Valutazione4 stelle su cinque di MAURIDAL

dal filmC'era una Volta... a Hollywood

commento mauridal al film. C'era una Volta... a Hollywood

C’era una volta a..Hollywood Film di Quentin Tarantino

Tanta roba, per tutti i gusti e palati ma i cinefili sono appagati dal nono film di Quentin , che non delude i suoi e anche gli tutti altri un pubblico sempre più numeroso che accorre a cinema per fortuna . Il film è recensito ufficialmente come” drammatico” mi permetto di correggere in : genere commedia tragica. Dove la commedia c’è tutta , nella ricostruzione anni sessanta della cinematografia e della televisione americana dove Hollywood finiva e si apriva una nuova era cinetelevisiva già in atto per le giovani generazioni. Ma la commedia Quentin la inscena proprio quando ripercorre il genere Western ma non americano né messicano giammai, invece proprio gli spaghetti Western dei Sergio , Corbucci/Leone addirittura ricostruendo interi set delle scenografie già ricostruite a Roma o in Sardegna per finti villaggi e per tutti i film citati con grande passion da C’era una volta il West a Django a per un pugno di dollari. Intanto , Quentin aveva già ampiamente omaggiato il cinema Western italiano con il suo Django Unchained ma questa volta si diverte proprio a mettere in scena un Western commedia con aspetti decisamente comici. Dunque un film da commedia sarebbe bastato per un grande pubblico, ma la firma Quentin Tarantino richiede molto di più . Quindi entra prepotente la tragedia e quale migliore spunto narrativo se non la tragedia , a.. Los Angeles ,del massacro di Bel Air . Ora bisogna necessariamente distinguere la storia narrata , dai personaggi protagonisti del film i due impareggiabili attori del tipo di Leonardo Di Caprio e Brad Pitt , che insieme a tutti gli altri maggiori o minori hanno contribuito alla piena riuscita del film . L’impronta geniale di Quentin sta nell’aver creato all’interno della sceneggiatura un interscambiabile duetto attoriale, che funziona perfettamente. Dove l’uno Brad interpreta Booth la spalla controfigura di Dalton ovvero Leo Di Caprio un vecchio attore consumato . Ma lì dove l’attore Leo nella finzione , diventa una spalla a BradPitt nella recitazione vera del film , Dunque un intreccio tra cinema nel cinema tipico dei grandi autori , e Quentin qui si conferma tale , ormai in maturità. Dov è finito dunque il Pulp tarantino . Direi intanto che il sottofondo di tensione nervosa è sempre presente non si sa mai che succede di terribile , e quindi si perpetua il gioco di tenere la storia in bilico tra sorrisi e bellezze femminili tra ieri e oggi , e qui cito la bellezza di Margot Robbie nel ruolo della povera Sharon Tate. Ad un certo punto dopo una lunga descrizione dei due personaggi attori complementari, la narrazione molto puntuale svolta verso il finale che rivela il vero senso del film ovvero un riscatto vendetta che Tarantino ha voluto fare , con il cinema, a favore del collega regista Polanski a cui è toccato in sorte l’assassinio tragico della giovane e bella moglie in attesa di un figlio. Il pulp Quentin si inventa così infatti un assalto dei giovani vermi assassini definiti hippies che mirano alla famiglia Polanski ma finiscono per sbaglio nella casa affianco dove trovano pronto a sterminarli l’attore carogna Booth che con il suo feroce cane affamato di carne schifosa avariata prima li azzanna e li sbrana e poi con un lancia fiamme residuo di un suo vecchio film contro i nazisti, li brucia senza pietà. Scene indimenticabili per chi avrebbe voluto questa fine per i veri assassini di quella terribile vicenda del 1969. A questo punto il film si stempera con l’arrivo dell’amico Dalton in soccorso a Booth ferito ed è con il saluto fraterno dei due che si chiude così non solo un racconto ma un film simbolo di una intera vicenda del cinema americano che dal quel 1969 cambierà registro , e cito Easy Rider . ( mauridal )

LOCANDINA DEL FILM C'ERA UNA VOLTA A ::HOLLYWOOD

IL SINDACO DEL RIONE SANITA'

IL SINDACO DEL RIONE SANITA ' film di Mario Martone.  commento di mauridal.

IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ un film di Mario Martone.

Eduardo , ai giovani napoletani disse : fujtevenne ! Scappate via da Napoli ! Ovviamente un grido di dolore di un vecchio artista ormai disilluso rivolto a quella parte buona di generazione giovane che per poter vivere secondo begli ideali e buone competenze , non può rimanere in una città dal malessere stratificato , come la sua storia millenaria . Eduardo, commediografo , Mario Martone , regista di cinema e teatro , uniti dal pessimismo per il riscatto civile e umano della città di Napoli tutta da decifrare ancora , nonostante l’antropologia socio culturale . Città di Napoli raccontata da diversi e opposti punti di vista la Napoli di Eduardo, è autenticamente popolare dove i personaggi nascono e vivono nel popolo ne fanno parte., sono la città viva , con tutte le contraddizioni e le impossibilità a risolverle ,con la tragedia che incombe , ineludibile. La città di Martone , è la sua rappresentazione , è il teatro perenne nelle strade , nelle case dove vivono le stesse persone che nel proprio vissuto diventano personaggi , e questo film è esattamente il teatro di personaggi che recitano la propria vita . Ottima scelta per un regista napoletano che conosce la realtà dei quartieri centrali e periferici dove ha lavorato, con la speranza della cultura , come viatico, con la consapevolezza che teatro , cinema istruzione, possano sconfiggere o almeno superare l’ignoranza di giovani e vecchi . Dunque il Barracano giovane non è molto diverso dal vecchio personaggio di Eduardo , sindaco di un rione Sanità che avrebbe contribuito a riscattare , come Eduardo realmente ha fatto con i giovani detenuti del carcere di Nisida. Dunque questo film ben recitato da attori ormai professionali , è per Mario Martone una scommessa riuscita una piccola rivoluzione culturale stavolta realizzata , e chissà che non riesca a trascinare altre esperienze culturali non solo nelle periferie ma proprio nel cuore storico di Napoli . La lotta tra il bene e il male tema di sottofondo del testo , diventa una lotta interna nelle viscere del personaggio Barracano che alla fine da malamente ,si sacrifica , pur di non iniziare una faida familiare. Per la cronaca , fino ad oggi nessun capo clan ha evitato niente e molti giovani sono finiti morti ammazzati. Un film , che non ricalca il genere gomorroide e questo è un pregio per gli autori e per tutti coloro che lo hanno realizzato , ben sapendo che il successo di pubblico non è mai prevedibile , ma consapevoli che una traccia nel cinema d’autore questo film potrà lasciarla. ( mauridal)

foto dal film il sindaco del rione sanità

dal film JOKER

JOKER

JOKER Regia di Todd Phillips con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz. Quando il cinema prende a prestito un personaggio e una storia , creati per il fumetto e vuole realizzare una trasposizione filmica ovvero da disegno a personaggio umano , da racconto disegnato su carta in movie story , con ambientazioni reali, e dunque da fantasie immaginate a fantasie realizzate in verosimili storie con personaggi umanizzati , allora la scommessa di una piena riuscita cinematografica , risulta difficile . Questo film , da un Joker fumetto di Batman con una sua propria coerenza , diventa per mano del regista Phillips , un Joker disperato reietto , scarto sociale ,malato mentale definito Joker da un conduttore di talk show della TV americana anni ottanta. La storia che ne segue Ë quasi irrilevante poiché tutto il film si basa sulla interpretazione del personaggio fumetto Joker, realizzata in chiave umana , dallo straordinario attore che Ë Joaquin Phoenix. Certo la sceneggiatura del film accompagna la vicenda di Arthur Fleck /Joker ma in definitiva Ë solo la faccia, il corpo e le azioni dell'attore che salvano il film. Tutta la storia sceneggiata si aggroviglia in una matassa senza un vero bandolo , poiché appare troppo debole il filo della malattia mentale ridanciana di Arthur Fleck /Joker, che lo porta , dopo una prima parte di analisi introspettiva del personaggio, ben riuscita, a diventare infine un leader di bande di delinquenti reietti che si ribellano ad una vita da poveri disgraziati in una città dominata da ricchi si presume capitalisti al potere in una metropoli americana. Il tutto sulla falsariga di un Joker per metà assassino pazzo delinquente , e per l'altra metà un Leader Maximo dei diseredati. Dunque un bel pasticcio di cake all'americana che non apporta un granché alla chiarezza della situazione delle società dominate dalla ricchezza di pochi elementi contro la grande quantità di povertà ed emarginazione di troppa umanità . Merito del film Joker, intanto è di aver almeno intuito il tema e di reinterpretare l’ essere Joker , il personaggio giusto , in maniera tale da colpire l'immaginazione di un vasto pubblico di cinema, oltre i confini del fumetto. (mauridal ) .

. The Irishman

(USA/2019) regia di Martin Scorsese. Siamo negli Stati Uniti nel periodo tra il dopo guerra e gli anni sessanta ,momento cruciale della storia degli USA . Quando un regista , decide di affrontare un tema a sfondo storico politico come è in questo film , allora possiamo aspettarci tante scelte narrative , di denuncia o un docufilm o altro ancora , ma quando il regista è un grande autore del cinema contemporaneo come è Scorsese, possiamo solo accettare la sua scelta di raccontare la storia di un uomo , il killer di tanti omicidi di mafia amico della famiglia italo americana dei Bufalino implicata in tante vicende ,anche quella dell’omicidio di Jimmy Hoffa sindacalista . La vera scelta di Martin Scorsese è dunque raccontare l’uomo che uccise Jimmy Hoffa , Frank Sheeran. Perché questa scelta. In fondo è un semisconosciuto killer irlandese al soldo e protetto dalle famiglie di mafia . Dunque interessa proprio la storia di Frank .Un sicario senza scrupoli veterano della seconda guerra ,che uccide persone su ordine del capo . Dunque qui interviene la autorialità del regista Scorsese che ci presenta un uomo che diventa grande amico del sindacalista Hoffa ne segue la carriera , lo protegge addirittura dai nemici interni ed esterni ,conosce e fraternizza con i propri familiari, con la moglie e i figli di Hoffa, insomma diviene nel tempo uomo fidato su cui poter contare sempre e ovunque. Durante tutta la lunga narrazione particolareggiata della vita dei due amici Frank e Jimmy , viene però accennata anche la presenza di tanto in tanto degli altri buoni amici di Frank ovvero Russell Bufalino , ‘Tony Pro’ Provenzano ed altri a cui Frank deve tutto se non la vera sopravvivenza. Dunque infine perché Frank ci interessa tanto. Tanto da diventare il vero protagonista del film l’irlandese, così come ha scelto Martin Scorsese .Forse perché, a quest’uomo viene ordinato di uccidere il suo vero amico . Frank su ordine della potente mafia deve uccidere l’amico Jimmy a capo della altrettanto potente organizzazione sindacale dei trasporti ,per motivi di poteri in conflitto che Frank l’irlandese deve solo accettare senza discutere ed eseguire l’ordine. E così che il film con un certo coraggio continua a narrare la visione cruda e spietata del potere che sia mafioso o legale, dello stato o dell’ anti stato quando si decide la fine di un uomo è così dev’essere ( battuta detta da Bufalino a Frank) , quella fine si compirà. Nel film si accenna anche agli anni dei Kennedy e si intravvede l’ombra della mafia nella decisione di assassinare JFK poiché il sindacato di Hoffa aveva partecipato ad eleggere Kennedy alla presidenza USA . Dopotutto Frank non può opporsi a niente ed eseguirà l’omicidio senza avvertire l’amico della sentenza di morte a suo carico . Un dramma che non scalfisce l’animo di Frank ,in quel momento, ma con uno spericolato trascorrere del tempo lo ritroviamo sopravvissuto a tutti gli altri da vecchio su una sedia a rotelle ricoverato in clinica che quasi in punto di morte vuole confessare e dolersi di tutto quello che ha commesso .Dunque una scelta quella di Scorsese di entrare nella mente e nell’animo di uno spietato killer e raccontarne le azioni senza giudicarne apertamente le colpe, i rimorsi i pentimenti . Un film che segna un punto fermo nella cinematografia ,ma anche nella vita artistica di Scorsese che non a caso ha voluto riunire , forse per l’ultima volta insieme , l’amico Bob De Niro , magistrale ( nei panni di Frank) , un grande Al Pacino ( nei panni di Jimmy Hoffa) un grande vecchio come Joe Pesci ( nei panni di Russ Bufalino )e tutti gli altri Harvey Keitel (Angelo Bruno),Bobby Cannavale: (Felix ‘Skinny Razor’ DiTullio), Anna Paquin (Peggy Sheeran), Stephen Graham (Anthony ‘Tony Pro’ Provenzano), direi più che attori veri amici di Martin Scorsese che hanno partecipato a questa avventura del cinema , realizzando un film che già a dispetto di molti, ha tutto il diritto di entrare nella storia del cinema .

( mauridal) .