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periodico di commenti e critica cinematografica

MARTIN EDEN. Il commento di mauridal

Quando uno scrittore come Jack London che definire “maledetto” è ben poco , si trasforma come esempio per il suo stesso personaggio Martin Eden . e quando poi quest’ ultimo diventa un ulteriore trasposizione cinematografica , rielaborata dal duo Braucci e Marcello , ovvero sceneggiatore e regista del film Martin Eden, allora il risultato finale è un film che definire stramaledetto ,è ben poco. Ma potrebbe anche definirsi un film stracult tanto per essere in gergo cinemetropolitano. La vicenda è già stranota ! infatti, un umile e ignorante marinaio vuole diventare scrittore ,dopo l’incontro con la femmina fatale . Bastava questo per imbastire un gradevole e potabile racconto sceneggiato per un film dal grande pubblico e con un attore protagonista , accattivante per ottenere consensi unanimi. Invece Marcello regista e Braucci sceneggiatore non vogliono un film facile, anzi in base alla loro esperienza culturale e politico ideologica vogliono un film che manifesti tutta la loro piena convinzione che uno come Martin Eden doveva essere un personaggio moderno e antico , maledetto e buon uomo romantico, socialista e anarchico insomma tutto e il suo contrario. Almeno nella accezione di contrario che usiamo nel linguaggio comune. La vicenda così si complica , e dall’originale romanzo americano ci ritroviamo con un Martin Eden napoletano e ambientato in una Napoli tra 1800 e 1900 con accurate immagini e inserti documentari che impreziosiscono e allentano la tensione ideologica dei dialoghi e delle situazioni a volte incoerenti come infine è il personaggio Martin . Poteva mai il protagonista di un film interpretato dalla faccia e l’espressione di Luca Marinelli attore collaudato per eroi maledetti, essere una brava persona? Mai scelta fu più felice, attore e personaggio coincidono o quasi , ma forse coincide tutto , regista e sceneggiatore , la città di Napoli , ieri oggi e forse domani, il realismo , e la magia irreale , la sceneggiata e il melodramma e chissà quante altre cose invisibili a noi comuni spettatori di cinema in sala piccola. Dunque un film per pochi ma buoni , con un leggero avviso lasciate ogni pregiudizio quando guardate , magari abbandonatevi alla storia d’amore che con Jessica dall’accento francese e le altre belle donne che circondano Martin forse mitigano il pieno di serbatoio d’incertezza che lascia il finale , tutto da meditare. (mauridal)

Ricevo e volentieri pubblico il commento di Silvano Zanghi

Eccomi… Premetto che il film mi è piaciuto molto, e l’interpretazione di Luca Marinelli è assolutamente fantastica, da Oscar. Anche alcune interpretazioni secondarie sono eccellenti (la sorella di Martin, la signora Maria…) La scelta di Napoli come location può essere interessante, non è Napoli la città dove tutto può accadere? Dove anche un ignorante come Martin può inseguire e coronare il suo sogno di grande scrittore, avendone ovviamente le capacità? E dove la realtà sociale è (ed ancor più era) piena zeppa di contraddizioni (socialismo ed anarchia individualista appunto)? L’amore (anche questo contradditorio) domina su tutto il film, e non solo con la graziosa e problematica Jessica…diciamo che tutto il film ne è pervaso…E quanto amore anche nelle immagini antiche di Napoli….Il finale, la disillusione di Martin e la sua scelta autodistruttiva lascia un po’ sconvolti, ma riflettendoci è la logica conseguenza dell’iter del nostro eroe. E’ un film da vedere assolutamente  . Silvano

SPECIALE 76^ MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA. i film in concorso i film scelti da mauridal.

martedì 20 agosto 2019

- Focus

"Martin Eden racconta la nostra storia, la storia di chi si è formato non nella famiglia, o nella scuola, ma attraverso la cultura incontrata lungo la strada.” È il romanzo degli autodidatta , di chi ha creduto nella cultura come strumento di emancipazione e ne è stato, in parte, deluso". Così il regista Pietro Marcello e il suo co-sceneggiatore Maurizio Braucci spiegano il film con cui Marcello partecipa in Concorso alla 76esima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Del resto lo stesso Jack London, già autore di "Il richiamo della foresta" e "Zanna Bianca", aveva identificato in Martin Eden, giovane aspirante scrittore di umili origini e i grandi ambizioni, un suo alter ego, e la sua storia è considerata semi autobiografica. Ma il romanzo "Martin Eden", pubblicato per la prima volta nel 1909, è anche uno specchio del secolo appena iniziato, del quale aveva identificato in anteprima "le perversioni e i tormenti", come dicono Marcello e Braucci. Di quel secolo, e di quel Paese - gli Stati Uniti improntati alla visione capitalistica e al mito del self made man - London rivelava i limiti e le mancanze, denunciando un divario sociale destinato a non colmarsi mai, anzi a nutrirsi di se stesso e delle proprie iniquità, e un individualismo volto a demolire il tessuto comunitario di una nazione originariamente basata su principi unitari. Pietro Marcello vede in Martin Eden una "grande attualità politica" e ne traspone la vicenda "in una Napoli che potrebbe essere una qualsiasi città portuale (non solo) d'Italia". E affida il ruolo del protagonista, che nonostante l'ambientazione italiana non diventa Martino Paradiso ma rimane il Martin Eden del romanzo dal quale il film di Marcello è "liberamente tratto", a Luca Marinelli, con quegli occhi azzurri che London descriveva come "fatti per guardare", affamati di conoscenza e di riscatto sociale. Nei panni del personaggio più "bello e perduto" (per citare il titolo del primo lungometraggio interamente di finzione di Pietro Marcello) del romanzo di London, l'intellettuale socialista Russ Brissenden - anche lui chiamato come nell'originale americano -, c'è invece Carlo Cecchi, opportunamente carismatico e spirituale. La principessa borghese Ruth Morse di cui Martin si innamora diventa invece Elena Orsini e ha il volto dell'attrice d'oltralpe Jessica Cressy, in considerazione alla coproduzione francese, che vede anche Aline Hercé al montaggio.

LA VÉRITÉ DI KORE-EDA HIROKAZU FILM DI APERTURA DELLA 76. MOSTRA Il film è interpretato da Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, e inaugura il Concorso Venezia 76.  La vérité (The Truth), diretto da Kore-eda Hirokazu (Un affare di famiglia; The Third Murder; Like Father, Like Son) e interpretato da Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, è il film di apertura, in Concorso, della 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre 2019) diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

La Biennale di Venezia e Jaeger-LeCoultre annunciano che è stato attribuito al grande regista francese di origine greca Costa-Gavras (Z-L’orgia del potere, Missing, Music Box) il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2019 della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto-7 settembre 2019), dedicato a una personalità che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo. La consegna del premio a Costa-Gavras avrà luogo sabato 31 agosto 2019 in Sala Grande (Palazzo del Cinema) alle ore 22, prima della proiezione in prima mondiale Fuori Concorso del nuovo film da lui scritto e diretto, Adults in the Room (Francia, Grecia, 124’) con Christos Loulis, Alexandros Bourdoumis, Ulrich Tukur. A proposito di questo riconoscimento, il Direttore della Mostra Alberto Barbera ha dichiarato: “Sono molte le ragioni per le quali Costa-Gavras merita di essere annoverato fra i grandi registi della modernità, ma una prevale su tutte: l’aver saputo fare della politica un tema affascinante, un soggetto come un altro, da affrontare non fra iniziati consapevoli e già convinti, ma da somministrare al grande pubblico, servendosi di tutti i mezzi che il cinema fornisce per accedere al più grande numero possibile di spettatori. Questo regista, schivo ma determinato, sostiene da sempre che tutti film sono politici. Un modo non solo di sfuggire all’etichetta di regista politico che da sempre gli è stata attribuita - non di rado in maniera polemica e riduttiva - ma per rivendicare la fedeltà tranquilla e sinceramente democratica a un cinema popolare che non rinunci a far riflettere, mettere in discussione, provocare emozioni profonde. Grazie all’indignazione autentica che ispira i suoi film, all’umanesimo profondo che li caratterizza e alla libertà che essi reclamano, Costa-Gavras interroga le nostre debolezze e la nostra arrendevolezza. Come è stato detto, “se ci eravamo addormentati, il suo cinema ci risveglia. E se l’abbiamo perduta, i suo film ci restituiscono la speranza”.

IL REGISTA COSTA GRAVAS

IL SINDACO DEL RIONE SANITA'

  Eduardo , ai giovani napoletani disse : fujtevenne ! Scappate via da Napoli ! Ovviamente un grido di dolore di un vecchio artista ormai disilluso rivolto a quella parte buona di generazione giovane che per poter vivere secondo" begli ideali"  e buone competenze , non può rimanere in una città dal malessere stratificato , come la sua storia millenaria . Eduardo, commediografo , Mario Martone , regista di cinema e teatro , uniti dal pessimismo per il riscatto civile e umano della città di Napoli tutta da decifrare ancora , nonostante l’antropologia socio culturale . Città di Napoli raccontata da diversi e opposti punti di vista la Napoli di Eduardo, è autenticamente popolare dove i personaggi nascono e vivono nel popolo ne fanno parte., sono la città viva , con tutte le contraddizioni e le impossibilità a risolverle ,con la tragedia che incombe , ineludibile. La città di Martone , è la sua rappresentazione , è il teatro perenne nelle strade , nelle case dove vivono le stesse persone che nel proprio vissuto diventano personaggi , e questo film è esattamente il teatro di personaggi che recitano la propria vita . Ottima scelta per un regista napoletano che conosce la realtà dei quartieri centrali e periferici dove ha lavorato, con la speranza della cultura , come viatico, con la consapevolezza che teatro , cinema istruzione, possano sconfiggere o almeno superare l’ignoranza di giovani e vecchi . Dunque il Barracano giovane non è molto diverso dal vecchio personaggio di Eduardo , sindaco di un rione Sanità che avrebbe contribuito a riscattare , come Eduardo realmente ha fatto con i giovani detenuti del carcere di Nisida. Dunque questo film ben recitato da attori ormai professionali , è per Mario Martone una scommessa riuscita una piccola rivoluzione culturale stavolta realizzata , e chissà che non riesca a trascinare altre esperienze culturali non solo nelle periferie ma proprio nel cuore storico di Napoli . La lotta tra il bene e il male tema di sottofondo del testo , diventa una lotta interna nelle viscere del personaggio Barracano che alla fine da malamente ,si sacrifica , pur di non iniziare una faida familiare. Per la cronaca , fino ad oggi nessun capo clan ha evitato niente e molti giovani sono finiti morti ammazzati. Un film , che non ricalca il genere gomorroide e questo è un pregio per gli autori e per tutti coloro che lo hanno realizzato , ben sapendo che il successo di pubblico non è mai prevedibile , ma consapevoli che una traccia nel cinema d’autore questo film potrà lasciarla. ( mauridal)

dal film IL SINDACO DEL RIONE SANITA' di MARIO MARTONE

IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ. Venezia 76 Concorso

IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ Venezia 76  Regia: Mario Martone Durata: 118’ Paesi: Italia Interpreti: Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia, Giuseppe Gaudino

THE NEW POPE 1 SETTEMBRE 2019 ORE 16:30 SALA GRANDE

Regia: Paolo Sorrentino Durata: 120’ Paesi: Italia, Francia, Spagna Interpreti: Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier Note: Episodi 2 e 7

Gloria Mundi. Venezia 76 Concorso

Gloria Mundi Venezia 76 Concorso 20:00 Cinema Condividi su Regia: Robert Guédiguian Durata: 107’ Paesi: Francia, Italia Interpreti: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Lola Naymark

LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA Venezia 76 Concorso

La mafia non è più quella di una volta Venezia 76 Concorso 17:00 Cinema  Regia: Franco Maresco Durata: 107’ Paesi: Italia Interpreti: Letizia Battaglia, Ciccio Mira

LA MAFIA NON E’ PIU QUELLA DI UNA VOLTA italia 2019 il commento di mauridal

LA MAFIA NON E’ PIU QUELLA DI UNA VOLTA

 regia       Di FRANCO MARESCO 

GLI acculturati e i sotto acculturati di Palermo.  Letizia Battaglia, Franco Maresco, e Ciccio Mira, sono i personaggi protagonisti di questo docufilm sceneggiato e musicato per un pubblico eterogeneo ma sicuramente un film voluto per provocare una reazione nella casta politica italiana ma anche in qualche modo nell’anti casta , ovvero coloro che della politica tradizionale ,istituzionale ne hanno fatto ultimamente oggetto di contestazione e aggressività in nome della alternativa . Reazione culturale , polemica socio politica , Franco Maresco regista autore , ne ha sempre provocato ma anche subìto con censure e insuccessi, ma tutto il suo lavoro è improntato ad una feroce critica di sistemi di potere da quello religioso a quello politico economico che nelle istituzioni dello Stato repubblicano italiano hanno coinciso spesso con una vicinanza verso l’antistato per eccellenza , ovvero la mafia siciliana di cosa nostra. Dunque Maresco propone una sua tesi nei film che realizza da Belluscone a questo ultimo, una tesi volta a riaffermare le complicità le collusioni e sopratutto la negazione , l’oblio della gente comune in gran parte sottoacculturata di Palermo e della Sicilia , nei confronti della mafia. Intanto nel film si crea con evidenza una netta separazione tra una èlites intellettuale e una massa ignorante o sottoacculturata di sottoproletariato facile preda di speculazioni malavitose e poiché la chiave di lettura del film è il grottesco delle situazioni, il mostruoso surreale dei personaggi e di cosa loro dicono, il tutto finisce nella farsa ironica di una storia del tutto inventata da un personaggio terribilmente reale tale Ciccio Mira impresario televisivo e di feste di piazza popolari ,il quale essendo in pieno un palermitano colluso e omertoso non ha difficoltà a negare la mafia davanti alla telecamera di Maresco anzi negando anche la sua dichiarazione contro la mafia nella stessa manifestazione da lui organizzata ovvero un concerto di neo melodici per commemorare Falcone e Borsellino, nel quartiere Zen di Palermo noto per la presenza di malavita organizzata. Dunque un film difficile da cogliere appieno ,tante sono le sfumature che presenta dal bianco e nero del personaggio sotto acculturato Ciccio Mira ai colori della Letizia Battaglia nota intellettuale fotografa palermitana di livello internazionale. Anche Franco Maresco è un intellettuale Palermitano amico e sodale della Letizia nel film dove lei accetta di partecipare dal vivo solo in quanto “ bottana” che recita se stessa. Il film però da ironico grottesco satirico e via così , diventa terribilmente serio e tragico con le foto di morti ammazzati con le immagini del degrado di vita allo Zen con il vero volto della mafia tra la gente comune che sopravvive contigua e complice. Cosa documenta Maresco , allora che già non si sappia . Intanto riesce ad essere esplicito mostrando una antimafia di facciata e di cerimonia di balli e canti di giovani studenti allegri e ignari , una inutile antimafia celebrativa .Infine dichiara che lo Stato e l’antistato vanno a braccetto nei politici e nell’economia nella finanza e nei tanti poteri istituzionali. Il film che per nulla divertente tranne qualche comicità involontaria dei personaggi Infine si rivela provocatorio e anarchico quando lancia accuse di omertà anche al capo dello Stato attuale, palermitano e quindi antropologicamente siciliano. Si tratta di una conclusione non degna dell’intellettuale Maresco che usa tutto il suo cinismo per affrontare anche temi come la follia il disagio mentale e l’emarginazione di figure e personaggi dell’inferno palermitano. Dunque un ritratto della sua Palermo e della Sicilia senza speranza agli occhi dello spettatore che magari conferma delle convinzioni sui rapporti tra mafia e il potere politico . Rimane il dubbio su cosa ci sia di nuovo questa volta nella mafia e chi potrà sconfiggerla secondo Maresco , ma forse nel suo perduto disperante pessimismo , ci risponde niente e soprattutto, nessuno.

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. Il regista sente il bisogno di affiancare a Letizia una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira, ‘mitico’ organizzatore di feste di piazza, già protagonista nel 2014 di Belluscone. Una storia siciliana. Nei pochi anni che separano i due film, Mira sembra cambiato. Forse cerca un riscatto, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo Zen di Palermo: i neomelodici per Falcone e Borsellino. Eppure le sue parole tradiscono ancora una certa nostalgia per “la mafia di una volta”. Intanto, assistendo alle celebrazioni dei martiri dell’antimafia, il disincanto di Maresco si confronta con la passione di Battaglia.

COMMENTO DEL REGISTA Questo film è l’inevitabile seguito di Belluscone. Una storia siciliana, presentato a Venezia nel 2014. Devo ammettere che non è stato per niente facile, cinque anni dopo, tornare a raccontare una storia con dentro, ancora una volta, i cantanti neomelodici e la mafia. La mia sensazione, però, è di essermi spinto oltre rispetto al film precedente. In un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso.

il regista FRANCO MARESCO con CICCIO MIRA

Vivere Regia: Francesca Archibugi. Durata: 103’ Paesi: Italia Interpreti: Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan, Andrea Calligari

ADULTS IN THE ROOM.

Adults in the Room Cinema Regia: Costa-Gavras Durata: 124’ Paesi: Francia, Grecia Interpreti: Christos Loulis, Alexandros Bourdoumis, Ulrich Tukur, Daan Schuurmans, Josiane Pinson, Aurelien Recoing

J’accuse (L’ufficiale e la spia) Venezia 76 Concorso

J’accuse (L’ufficiale e la spia) 08:30 Cinema Regia: Roman Polanski Durata: 132’ Paesi: Francia, Italia Interpreti: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois

IL VARCO     sez. Sconfini

 Regia: Federico Ferrone, Michele Manzolini Durata: 70’ Paesi: Italia Interpreti: Emidio Clementi 

Guest of Honour Venezia 76 Concorso

Jim e la figlia Veronica, una giovane insegnante di musica al liceo, cercano di dipanare le loro complicate storie e il groviglio di segreti che le avviluppano. In seguito a uno scherzo finito male, la figlia di Jim viene ingiustamente condannata per abuso di autorità nei confronti del diciassettenne Clive. Veronica è tuttavia convinta di meritare una punizione, ma per reati commessi molto tempo prima. Confuso e frustrato di fronte all’intransigenza di Veronica, l’angoscia di Jim inizia a ripercuotersi sul suo lavoro come ispettore alimentare: ha un grande potere nei confronti dei piccoli ristoranti a gestione famigliare, e lo esercita senza remore.

Commento del regista In che modo possiamo accedere alle parti cruciali di una storia personale quando le persone che custodiscono queste storie non sono più presenti? Ho sviluppato un’autentica ossessione per un padre e una figlia che agiscono stranamente per ragioni che nessuno dei due riesce a comprendere. Esistono svariate versioni del loro passato che si contendono l’attenzione. Usano argomenti diversi per segnalare cose di cui nessuno dei due riesce a parlare. In molti dei miei film la tecnologia riveste un ruolo fondamentale tra rituali dimenticati e promesse fuori luogo. Sono affascinato dalla complessità di come alla fine la verità si manifesta. Ci sono cose che un genitore può dire a un figlio e storie che sono nascoste fino a quando è troppo tardi.

Ema

Ema

Venezia 76 Concorso 

 Regia: Pablo Larraín Produzione: Fabula (Juan de Dios Larraín) Durata: 102’ Lingua: spagnolo Paesi: Cile Interpreti: Mariana Di Girolamo, Gael García Bernal Sceneggiatura: Guillermo Calderón, Pablo Larraín, Alejandro Moreno Fotografia: Sergio Armstrong Montaggio: Sebastián Sepúlveda Scenografia: Estefania Larraín Costumi: Muriel Parra, Felipe Criado Musica: Nicolás Jaar Suono: Roberto Espinoza Note: 

Ema, giovane ballerina, decide di separarsi da Gastón dopo aver rinunciato a Polo, il figlio che avevano adottato ma che non sono stati in grado di crescere. Per le strade della città portuale di Valparaíso, la ragazza va alla ricerca disperata di storie d’amore che l’aiutino a superare il senso di colpa. Ma Ema ha anche un piano segreto per riprendersi tutto ciò che ha perduto.   Commento del regista.  Una meditazione sul corpo umano, sulla danza e sulla maternità.

Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari Venezia Classici Documentari 1

Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari Venezia Classici Documentari 16:45

Lessons of Love Regia: Chiara Campara Produzione: Damiano Ticconi, Tancredi Campello Durata: 79’ Paesi: Italia Interpreti: Leonardo Lidi, Alice Torriani, Giovanni De Giorgi, Giancarlo Previati, Sebastiano Fumagalli

Lessons of Love

Regia: Chiara Campara Produzione: Damiano Ticconi, Tancredi Campello Durata: 79’ Paesi: Italia Interpreti: Leonardo Lidi, Alice Torriani, Giovanni De Giorgi, Giancarlo Previati, Sebastiano Fumagalli

Wasp Network Regia: Olivier Assayas Interpreti: Penélope Cruz, Edgar Ramírez, Gael García Bernal, Wagner Moura, Ana de Armas, Leonardo Sbaraglia Sceneggiatura: Olivier Assayas Fotografia: Yorick Le Saux, Denis Lenoir Montaggio: Simon Jacquet Scenografia: François-Renaud Labarthe Costumi: Jürgen Doering, Samantha Chijona García Musica: Eduardo Cruz Suono: Nicolas Moreau, Nicolas Cantin, Aude Baudassé, Guert Janssen Effetti visivi: Michael Tanguy Note: dal romanzo Os últimos soldados da Guerra Fría di Fernando Morais

Wasp Network

 Cinema Regia: Olivier Assayas Produzione: RT Features (Rodrigo Teixeira, Lourenço Sant’Anna), CG Cinéma (Charles Gillibert), Nostromo Pictures, Scope Pictures Durata: 123’ Lingua: spagnolo, inglese, russo Paesi: Brasile, Francia, Spagna, Belgio Interpreti: Penélope Cruz, Edgar Ramírez, Gael García Bernal, Wagner Moura, Ana de Armas, Leonardo Sbaraglia Sceneggiatura: Olivier Assayas Fotografia: Yorick Le Saux, Denis Lenoir Montaggio: Simon Jacquet Scenografia: François-Renaud Labarthe Costumi: Jürgen Doering, Samantha Chijona García Musica: Eduardo Cruz Suono: Nicolas Moreau, Nicolas Cantin, Aude Baudassé, Guert Janssen Effetti visivi: Michael Tanguy Note: dal romanzo Os últimos soldados da Guerra Fría di Fernando Morais

 

L’Avana, dicembre 1990. René González, pilota di linea cubano, ruba un aereo e fugge dal Paese, lasciando moglie e figlia. Comincia una nuova vita a Miami, presto raggiunto da altri dissidenti cubani, tutti impegnati nella destabilizzazione del regime di Castro. Basato su una storia vera.

Commento del regista La politica, come Shakespeare scrisse a proposito della vita, è un racconto narrato da uno stolto, pieno di rumore e furore, che non significa nulla. Ma è di questa passione che gli uomini vivono. E muoiono. I conflitti della Guerra Fredda hanno definito la mia generazione e delineato i contorni del presente. Le ceneri sono ancora accese e ci si può facilmente bruciare. Tuttavia, mi pare che oggi la distanza storica permetta di discuterne. Non certo con distacco, ma con la libertà e il rigore di un’analisi magnanima, seppur prudente. Senza farsi ingannare dalle maschere dell’ideologia. Mi interessa la storia moderna vista attraverso la lente della sua umanità, per come rivela nei suoi attori l’intima verità che definisce le azioni, la fede e gli errori. C’è un motivo per cui facciamo ciò che facciamo? Chi può essere giudice? Trascinati dalla ruota della storia, preda di demoni e illusioni, ma anche vittime di entrambi, gli attori nel dramma della politica sono nostri fratelli, così come noi siamo loro complici.

The Painted Bird  Venezia 76 Concorso  

Regia: Václav Marhoul Produzione: Silver Screen (Václav Marhoul) Durata: 169’ Lingua: esperanto slavo, ceco, russo, tedesco Paesi: Repubblica Ceca, Ucraina, Slovacchia Interpreti: Petr Kotlár, Udo Kier, Lech Dyblik, Jitka Čvančarová, Stellan Skarsgård, Harvey Keitel, Julian Sands, Barry Pepper, Aleksey Kravchenko Sceneggiatura: Václav Marhoul Fotografia: Vladimir Smutny Montaggio: Ludek Hudec Scenografia: Jan Vlasak

Tratto dal famoso romanzo di Jerzy Kosinski, The Painted Bird è una pellicola 35mm girata in bianco e nero, una meticolosa evocazione della selvaggia, primitiva Europa dell’Est alla fine della sanguinosa Seconda guerra mondiale. Il film ripercorre il viaggio del Ragazzo, affidato dai genitori perseguitati a un’anziana madre adottiva. Presto, però, l’anziana donna viene a mancare e il Ragazzo rimane solo a vagare per le campagne e a spostarsi tra villaggi e fattorie. Nella sua lotta per la sopravvivenza, il Ragazzo è esposto all’atroce brutalità messa in atto dai superstiziosi contadini locali e assiste alla violenza inaudita dei soldati russi e tedeschi, efficienti e spietati. Al termine della guerra, il Ragazzo è cambiato, per sempre.

Commento del regista The Painted Bird non è un film di guerra e nemmeno un film sull’Olocausto. A mio vedere, è una storia senza tempo. La lotta tra le tenebre e la luce, tra il bene e il male e tra molti altri opposti. Questa storia ci obbliga a farci numerose domande scomode e a trovare da soli risposte spesso molto dolorose. Instilla dubbi profondi sullo scopo e sul destino della specie Homo sapiens, dubbi tanto dolorosi da farci aggrappare a qualsiasi spiraglio positivo. Solo nelle tenebre possiamo vedere la luce. Almeno questa è la mia lettura di The Painted Bird. Per me la speranza risplende attraverso tutti gli orrori possibili. Per ogni artista, trattare questi temi è una sfida: quasi una questione di vita o di morte.

Babyteeth Venezia 76 Concorso

Babyteeth Venezia 76 Concorso

Quando Milla Finlay, adolescente gravemente malata, si innamora del piccolo spacciatore Moses, si avvera il peggior incubo dei suoi genitori. Ma poiché il primo incontro di Milla con l’amore fa nascere in lei una nuova gioia di vivere, le cose si fanno confuse e la morale tradizionale va a farsi friggere. Milla mostra a tutti coloro che gravitano nella sua orbita – i suoi genitori, Moses, un sensibile insegnante di musica, un piccolo violinista in erba e una vicina incinta dotata di un’onestà disarmante – come vivere quando non si ha niente da perdere. Quello che avrebbe potuto essere un disastro per la famiglia Finlay, la spinge invece a lasciarsi andare e a trovare la grazia nel meraviglioso caos della vita. Babyteeth racconta gioiosamente quanto sia bello non essere morti e quanto lontano si possa andare per amore. Commento della regista Desideravo trovare un linguaggio cinematografico in grado di rispecchiare il particolare tono di irriverenza e sentimentalismo del brillante copione di Rita Kalnejais. Sono stata ispirata dalla sfida di armonizzare questa dualità di umorismo e dolore in ogni fotogramma del film. Non ci potevano essere mezze misure nel mio approccio per rappresentare in modo autentico la protagonista, che a quindici anni si trova sul punto di sentirsi più viva che mai, ma allo stesso tempo deve fare bruscamente i conti con la sua mortalità. Il linguaggio del film presenta dei momenti di rottura resi stilisticamente attraverso testi, musica e l’abbattimento della quarta parete: questo ci consente di muoverci al passo veloce di Milla. L’adolescente si innamora di Moses: lo vede come vede un’opportunità per spingersi oltre i limiti in modo estremo. Mano a mano che ci addentriamo nelle vite dei genitori della ragazza, scopriamo le disfunzioni e le complicate tensioni che li caratterizzano mentre affrontano il loro incubo peggiore. Entrambi vengono così spogliati fino a mettere in luce la loro natura più cruda. Spero che gli spettatori abbiano un’esperienza viscerale, profonda, nel guardare Babyteeth, che li spinga a desiderare e celebrare le loro relazioni.

Babyteeth,

A herdade (La tenuta) Venezia 76 Concorso

Il film racconta la storia di una famiglia portoghese che possiede una delle più grandi proprietà fondiarie d’Europa sulla riva meridionale del fiume Tago. A herdade scava nei segreti della loro proprietà, rappresentando le vicende storiche, politiche, economiche e sociali del Portogallo a partire dagli anni Quaranta, passando per la Rivoluzione dei garofani fino ad arrivare ai nostri giorni.

Commento del regista La ‘herdade’, che ha origine dal latino ‘hereditas’, è in questo film un regno dominato da un uomo carismatico e progressista, in un Paese sottoposto a una dittatura fascista. Il luogo funge da metafora di tutto ciò che accade al nostro straordinario protagonista. Sia la proprietà che l’uomo, entrambi inizialmente grandiosi, con il passare del tempo sono inevitabilmente destinati a scontrarsi con i venti del cambiamento, a rivelare le imperfezioni, le zone grigie, e a crollare. Lungo tutto il corso della vita, le scelte che facciamo ci definiscono, ma portiamo con noi qualcosa che non riusciamo a percepire né a controllare. Qualcosa che è nato con noi, che abbiamo ereditato. Questo film ci racconta delle inevitabili connessioni che ci definiscono e ci condizionano.

Waiting for the Barbarians. Venezia 76 Concorso

Un magistrato, amministratore di un isolato avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome, aspetta con impazienza la tranquillità della pensione, fino all’arrivo del colonnello Joll. Incaricato di riferire sulle attività dei barbari e sulla sicurezza al confine, Joll conduce una serie di spietati interrogatori. Il trattamento dei barbari per mano del colonnello e la tortura di una giovane donna barbara spingono il magistrato a una crisi di coscienza che lo porterà a compiere un atto di ribellione donchisciottesco.

Commento del regista Quando abbiamo incominciato a lavorare all’adattamento del romanzo di J. M. Coetzee, pensavo che la vicenda fosse ambientata in un mondo e in un’epoca lontani. Tuttavia, mentre le riprese del film procedevano, la distanza nel tempo e nello spazio si è ridotta sempre più. Ora che abbiamo concluso, la trama si è trasformata in una storia sulla contemporaneità.

Regia: Ciro Guerra Produzione: Iervolino Entertainment (Michael Fitzgerald, Olga Segura, Monika Bacardi, Andrea Iervolino) Durata: 112’ Lingua: inglese, mongolo Paesi: Italia Interpreti: Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi Sceneggiatura: J.M. Coetzee Fotografia: Chris Menges Montaggio: Jacopo Quadri Scenografia: Domenico Sica, Crispian Sallis Costumi: Carlo Poggioli Musica: Giampiero Ambrosi Suono: Paolo Segat Effetti visivi: El Ranchito

The Laundromat di Steven Soderbergh Venezia 76

La Biennale di Venezia / 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica / Le Giurie internazionali della 76. Mostra:

Nella Giuria internazionale del Concorso di Venezia 76, la regista canadese Mary Harron, già invitata nella Giuria Orizzonti, subentra alla regista australiana Jennifer Kent, impossibilitata a venire a Venezia. Nella Giuria di Orizzonti, subentra a Mary Harron il regista uruguayano Álvaro Brechner. Questa la composizione definitiva delle Giurie della 76. Mostra: Venezia 76 · Lucrecia Martel - Presidente (Argentina), regista · Piers Handling (Canada), storico e critico · Mary Harron (Canada), regista · Stacy Martin (UK), attrice · Rodrigo Prieto (Messico), direttore della fotografia · Tsukamoto Shinya (Giappone), regista · Paolo Virzì (Italia), regista Orizzonti · Susanna Nicchiarelli - Presidente (Italia), regista · Mark Adams (UK), direttore artistico · Rachid Bouchareb (Francia), regista · Álvaro Brechner (Uruguay), regista · Eva Sangiorgi (Italia), direttore artistico Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” · Emir Kusturica - Presidente (Serbia), regista · Antonietta De Lillo (Italia), regista · Terence Nance (Usa), regista · Hend Sabry (Tunisia), attrice · Michael J. Werner (Hong Kong - Usa), produttore Venice Virtual Reality · Laurie Anderson - Presidente (USA), compositrice, artista, regista · Francesco Carrozzini (Italia), fotografo · Alysha Naples (Italia), designer Venezia Classici · Costanza Quatriglio (Italia), regista.                              Venezia, 24 agosto 2019