mauridal film.it

periodico di commenti e critica cinematografica

leone d'argento

leone d'oro

vincitori venezia78

PREMI UFFICIALI - 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica VENEZIA 78

La Giuria di VENEZIA 78, presieduta da Bong Joon Ho e composta da Saverio Costanzo, Virginie Efira, Cynthia Erivo, Sarah Gadon, Alexander Nanau e Chloé Zhao, dopo aver visionato i 21 film in competizione ha deciso di assegnare i seguenti premi: LEONE D’ORO per il miglior film a: L’ÉVÉNEMENT di Audrey Diwan (Francia) LEONE D’ARGENTO – GRAN PREMIO DELLA GIURIA a: È STATA LA MANO DI DIO di Paolo Sorrentino (Italia) LEONE D’ARGENTO – PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA a: Jane Campion per il film THE POWER OF THE DOG (Nuova Zelanda, Australia) COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a: Penélope Cruz nel film MADRES PARALELAS di Pedro Almodóvar (Spagna) COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a: John Arcilla nel film ON THE JOB: THE MISSING 8 di Erik Matti (Filippine) PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: Maggie Gyllenhaal per il film THE LOST DAUGHTER di Maggie Gyllenhaal (Grecia, USA, Regno Unito, Israele) PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: IL BUCO di Michelangelo Frammartino (Italia, Francia, Germania) PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a: Filippo Scotti nel film È STATA LA MANO DI DIO di Paolo Sorrentino (Italia) ORIZZONTI La Giuria ORIZZONTI, presieduta da Jasmila Žbanić e composta da Mona Fastvold, Shahram Mokri, Josh Siegel e Nadia Terranova dopo aver visionato i 19 lungometraggi e i 12 cortometraggi in concorso, assegna i seguenti premi: PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a: PILIGRIMAI (PILGRIMS) di Laurynas Bareiša (Lituania) PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA a: Éric Gravel per il film À PLEIN TEMPS (Francia) PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI a: EL GRAN MOVIMIENTO di Kiro Russo (Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera) PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE ATTRICE a: Laure Calamy nel film À PLEIN TEMPS di Éric Gravel PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR ATTORE a: Piseth Chhun nel film BODENG SAR (WHITE BUILDING) di Kavich Neang (Cambogia, Francia, Cina, Qatar) PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: Peter Kerekes, Ivan Ostrochovský per il film CENZORKA (107 MOTHERS) di Peter Kerekes (Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Ucraina) PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a: LOS HUESOS di Cristóbal León, Joaquín Cociña (Cile) VENICE SHORT FILM NOMINATION FOR THE EUROPEAN FILM AWARDS 2021 a: FALL OF THE IBIS KING di Josh O’Caoimh, Mikai Geronimo (Irlanda) LEONE DEL FUTURO PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS” La Giuria Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” della 78. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, presieduta da Uberto Pasolini e composta da Martin Schweighofer e Amalia Ulman assegna il LEONE DEL FUTURO PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS” a: IMACULAT di Monica Stan, George Chiper-Lillemark (Romania) GIORNATE DEGLI AUTORI VENICE VR EXPANDED La Giuria presieduta da Michelle Kranot e composta da Maria Grazia Mattei e Jonathan Yeo dopo aver visionato i 23 progetti in concorso, assegna i seguenti premi: GRAN PREMIO DELLA GIURIA PER LA MIGLIORE OPERA VR a GOLIATH: PLAYING WITH REALITY di Barry Gene Murphy, May Abdalla (Regno Unito, Francia) PREMIO MIGLIORE ESPERIENZA VR a LE BAL DE PARIS DE BLANCA LI di Blanca Li (Francia, Germania, Lussemburgo) PREMIO MIGLIORE STORIA VR a END OF NIGHT di David Adler (Danimarca, Francia) ORIZZONTI EXTRA PREMIO DEGLI SPETTATORI – ARMANI BEAUTY a: SOKEA MIES, JOKA EI HALUNNUT NÄHDÄ TITANICIA (THE BLIND MAN WHO DID NOT WANT TO SEE TITANIC) di Teemu Nikki (Finlandia) LEONE D’ORO ALLA CARRIERA 2021 a: ROBERTO BENIGNI JAMIE LEE CURTIS PREMIO CARTIER GLORY TO THE FILMMAKER 2021 a: RIDLEY SCOTT PREMIO CAMPARI PASSION FOR FILM a: MARCUS ROWLAND

QUI RIDO IO   un film di    Mario Martone Produzione: Indigo Film (Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori), Rai Cinema, Tornasol (Mariela Besuievsky) Durata: 133’ Lingua: Dialetto napoletano, italiano Paesi: Italia, Spagna Interpreti: Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell'Anna, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta, Roberto De Francesco, Lino Musella, Paolo Pierobon, Gianfelice Imparato, Iaia Forte, Roberto Caccioppoli, Greta Esposito, Nello Mascia, Gigio Morra Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita di Majo Fotografia: Renato Berta Montaggio: Jacopo Quadri Scenografia: Giancarlo Muselli, Carlo Rescigno

dal film. qui rido io

COMMENTO DEL REGISTA  :

Per tutta la vita il grande Eduardo De Filippo non volle mai parlare di Scarpetta come padre ma solo come autore teatrale. Quando suo fratello Peppino lo ritrasse spietatamente in un libro autobiografico, Eduardo gli levò il saluto per sempre. Venne intervistato poco tempo prima di morire da un amico scrittore: “Ormai siamo vecchi, è il momento di poterne parlare: Scarpetta era un padre severo o un padre cattivo?”. La risposta fu ancora sempre e solo questa: “Era un grande attore”. Qui rido io è l’immaginario romanzo di Eduardo Scarpetta e della sua tribù.

Agli inizi del Novecento, nella Napoli della Belle Époque, splendono i teatri e il cinematografo. Il grande attore comico Eduardo Scarpetta è il re del botteghino. Di umili origini, si è affermato grazie alle sue commedie e alla maschera di Felice Sciosciammocca. Il teatro è la sua vita e attorno a questo gravita anche tutta la sua singolare famiglia, composta da mogli, compagne, amanti, figli legittimi e illegittimi, tra cui Titina, Eduardo e Peppino De Filippo. Nel 1904, al culmine del successo, Scarpetta si concede un pericoloso azzardo: realizza la parodia de La figlia di Iorio, tragedia del più grande poeta italiano del tempo, Gabriele D’Annunzio. La sera del debutto in teatro si scatena un putiferio: la commedia viene interrotta tra urla e fischi e Scarpetta finisce con l’essere denunciato per plagio dallo stesso D’Annunzio. Inizia così la prima storica causa sul diritto d’autore in Italia. Gli anni del processo saranno logoranti per lui e per tutta la sua famiglia. Tutto nella vita di Scarpetta sembra andare in frantumi, ma con un numero da grande attore saprà sfidare il destino e vincere la sua ultima partita.

QUI RIDO IO film di Mario Martone nel. commento di. mauridal

QUI A NAPOLI SI RIDE ; SI PIANGE SI VIVE. Quando un regista maturo , come ormai è Mario Martone, ricordando le iniziali e seguenti sue regie teatrali, si impossessa del linguaggio cinematografico, allora diventa inevitabile ricondurre nel cinema, l’esperienza della scena teatrale, la coralità e la immediatezza della recitazione degli attori, la visione totale della rappresentazione , e della storia raccontata. Il cinema , diventa dunque l’espressione artistica del regista e quindi il meglio della propria esperienza di autore e regista si esprime nei film. Particolarmente nell’ultimo film ,Qui rido io, si avverte la vena teatrale del regista Martone che sceglie non a caso di raccontare la vicenda umana e la storia teatrale di Edoardo Scarpetta. Intanto bisogna ricordare anche che il regista ha un forte legame con la città di Napoli e la sua cultura , sia di alto livello che popolare e spesso le due espressioni vanno insieme .Mentre nei film precedenti , Noi credevamo e il giovane favoloso, la cultura rappresentata è di alto livello con accenni a sfondi popolari, nel film Il sindaco del Rione sanità è presente un rimarcato carattere popolare dei personaggi, tratti dal teatro di Eduardo De Filippo. Dunque il regista si riaccosta al tema della cultura popolare , della sua importanza , delle mille sfumature e dei tanti volti che suo malgrado il popolo sia al meglio ché nel degrado rappresenta. Il tema del teatro di Scarpetta è ambivalente , di sicuro nei primi del novecento Napoli è nobilissima, capitale europea, per le arti , teatro musica e la scena iniziale del film dove vediamo il lungomare con Vesuvio nientemeno girato dai Lumièr è testimonianza che in quanto a importanza culturale europea Napoli e Parigi si connettevano, ma già a metà dell’ottocento e primi del novecento i fratelli Alinari lavorano a Napoli con fotografie che ancora oggi danno una realtà del popolo napoletano tutta differente. Le foto Alinari testimoniano di una povertà e di una miseria unica , specie nell’infanzia e nei giovani, i soggetti più ricorrenti.Ma la realtà antropologica e storica della città di Napoli all’epoca di Scarpetta ci dice che a ridere erano in pochi, magari i capocomici a teatro che esistevano e lavoravano. IL teatro a Napoli è sempre stato vivo , come la musica e l’arte in genere , purtroppo il popolo vivendo di stenti forse aveva più occasioni per piangere. Certo la vitalità, e la intrinseca gioia di vivere portava i fortunati magari borghesi e aristocratici a frequentare il teatro e ridere di cuore alle rappresentazioni di Scarpetta unico mattatore sulla scena comica.Il film si sofferma sulla accurata scena teatrale , il teatro fisico, con il palcoscenico, le quinte la platea e il pubblico in delirio , e anche il teatro recitato con la compagnia di attori al completo, figli e figliastri, mogli e amanti insomma tutto Scarpetta dentro e fuori , dove il confine fra teatro e recita della vita in casa è molto sottile. In tutto questo il film riesce benissimo, grazie alla esemplare recitazione di Toni Servillo -Scarpetta ma anche e soprattutto di tutti gli altri attori personaggi grandi e piccoli dell’affollata scena. Dunque un film rievocativo, un film biografico un film celebrativo .Niente di tutto questo . Quando si affronta la storia del processo D’Annunzio Scarpetta, e direi si allunga un tanto il brodo ,è solo per per riaffermare la vis comica del mattatore anche in situazioni semiserie come i processi di plagio. In definitiva lo spettacolo c’è anche il cinema trova il suo spazio narrativo, gli spettatori , tornano in sala e risultano soddisfatti , tutti, anche chi criticamente pone un dubbio sulle realtà narrate e ,drammaticamente ci sorride .(mauridal) .  

ANTEPRIMA RECENSIONI E COMMENTI dei FILM ALLA 78 mostra del cinema VENEZIA

dal film James di Andrea della Monica

JAMES.  film di Andrea Della Monica Italia 2021

Quando si presenta un film su un artista ,musicista vivente e contemporaneo , allora si deve subito chiarire che non si tratta di commemorare o ricordare a posteriori un passato glorioso ma che purtroppo ha cessato la propria vitalità. Al contrario in James, film di Andrea Della Monica si realizza una vitalità presente nel raccontare la musica e i tanti aspetti della vita di James Senese musicista partenopeo e parte afro  americano tanto per mischiare le carte . In realtà le origini  e la biografia di James Senese nel film,  non interessano molto . Il regista e gli sceneggiatori hanno dato per scontato la notorietà del musicista, concentrando il tema e il racconto  delle immagini sulla musica,  affinchè  non sia un paradosso comunicare  la musica per immagini. Dunque qui  tutto questo si realizza in pieno  e attraverso la musica,  diremmo la colonna sonora,  e le immagini di James Senes e che si esibisce nei concerti in pubblico ,rintracciamo un ritratto dell'uomo artista e anche della persona umana molto diretta e comunicativa dei sentimenti e degli umori provati. Attraverso le immagini di James che chiacchiera a tavola con gli amici, oppure quando in treno si sposta per i concerti, ritroviamo  non un divo o una star ma un artista che si  comunica  con una semplicità disarmante . Uno dei momenti significativi di questo aspetto è nel momento in cui Il regista con la sua video camera , mai invadente  , segue James nella sua Napoli del centro storico nell'acquisto degli strumenti musicali per il suo lavoro. Il negozio conosciuto tra i musicisti lo accoglie e si apre un siparietto teatrale dove James acquirente di sax e trombetta, sciorina tutto il repertorio di compratore diffidente del prodotto, che verifica, prova, testa il suono e infine tira sul prezzo giudicato troppo caro. Una vera pièce teatrale degna del miglior comico napoletano pieno di mimica gestualità e sarcasmo. Intanto la musica non si perde nelle immagini, anzi nella seconda parte diventa protagonista del film facendo apprezzare al massimo per chi non ne  conoscesse  ancora le qualità,  il musicista che è tutt’ora, il vegliardo James Senese. Per quanto riguarda lo specifico musicale, lascio ai musicisti le sottili disquisizioni sulle differenze tra blues e Jazz , groove e via dicendo. Molto meglio concedersi all’ascolto dei brani musicali e godersi il finale tutto Musica e immagini di James. (Mauridal)

dal film madres paralelas

MEDRES PARALELAS film di Pedro ALMODOVAR

Due donne condividono la stanza di ospedale nella quale stanno per partorire. Sono entrambe single e al termine di una gravidanza inattesa. Janis, di mezza età, non ha rimpianti e nelle ore che precedono il parto esulta di gioia. Ana invece è un’adolescente spaventata, contrita e traumatizzata. Janis tenta di rincuorarla mentre passeggiano tra le corsie dell’ospedale come delle sonnambule. Le poche parole che scambiano in queste ore creeranno un vincolo molto forte tra le due e il fato, nel fare il suo corso, complicherà in maniera clamorosa le vite di entrambe.

Il film inizia con Janis che cerca un modo per aprire la tomba dove giace il suo bisnonno, assassinato durante la guerra civile spagnola. E termina tre anni dopo, con l’apertura della tomba stessa. Al centro del film, c’è il suo rapporto con Ana, complicato in maniera inaspettata. Madres paralelas parla degli antenati e dei discendenti, della verità sul passato storico e della verità più intima dei personaggi. Parla dell’identità e della passione materna attraverso tre madri molto diverse tra loro. Insieme a Janis e Ana, c’è Teresa, la madre di Ana, egoista e priva di istinto materno. Come narratore, in questo momento sono queste madri imperfette, molto diverse da quelle che sono apparse finora nella mia filmografia, quelle che più mi ispirano. Questo è il personaggio più difficile che Penélope Cruz abbia mai interpretato, e probabilmente il più doloroso. Il risultato è splendido. Al suo fianco, la giovane Milena Smit è la grande rivelazione del film. La purezza e l’innocenza della sua Ana accentuano le parti più oscure di Janis. Entrambe sono molto ben accompagnate da Aitana Sánchez Gijón e Israel Elejalde. Alla fine faranno tutti parte di una famiglia pittoresca e inattesa, ma comunque vera e autentica.( Pedro Almodovar).

dal film E' stata la mano di dio

E' STATA LA MANO DI DIO film di Paolo Sorrentino

La storia di un ragazzo nella tumultuosa Napoli degli anni Ottanta. Il diciassettenne Fabietto Schisa è un ragazzo goffo che lotta per trovare il suo posto nel mondo, ma che trova gioia in una famiglia straordinaria e amante della vita. Fino a quando alcuni eventi cambiano tutto. Uno è l’arrivo a Napoli di una leggenda dello sport simile a un dio: l’idolo del calcio Maradona, che suscita in Fabietto, e nell’intera città, un orgoglio che un tempo sembrava impossibile. L’altro è un drammatico incidente che farà toccare a Fabietto il fondo, indicandogli la strada per il suo futuro. Apparentemente salvato da Maradona, toccato dal caso o dalla mano di Dio, Fabietto lotta con la natura del destino, la confusione della perdita e l’inebriante libertà di essere vivi. Nel suo film più commovente e personale, Sorrentino accompagna il pubblico in un viaggio ricco di contrasti fra tragedia e commedia, amore e desiderio, assurdità e bellezza, mentre Fabietto trova l’unica via d’uscita dalla catastrofe totale attraverso la propria immaginazione. COMMENTO DEL REGISTA È stata la mano di Dio è un racconto di formazione che mira, stilisticamente, a evitare le trappole dell’autobiografia convenzionale: iperbole, vittimismo, pietà, compassione e indulgenza al dolore, attraverso una messa in scena semplice, scarna ed essenziale e con musica e fotografia neutre e sobrie. La macchina da presa compie un passo indietro per far parlare la vita di quegli anni, come li ricordo io, come li ho vissuti, sentiti. In poche parole, questo è un film sulla sensibilità. E in bilico sopra ogni cosa, così vicino eppure così lontano, c’è Maradona, quell’idolo spettrale, alto un metro e sessantacinque, che sembrava sostenere la vita di tutti a Napoli, o almeno la mia. ( Paolo Sorrentino) 

dal film the power of dog

THE POWER OF DOG un film di Jane Campion

Il carismatico allevatore Phil Burbank incute paura e rispetto alle persone attorno a lui. Quando il fratello porta a vivere nel ranch di famiglia la nuova moglie e il figlio di lei, Phil li tormenta finché non si ritrova vulnerabile alla possibilità di innamorarsi.  COMMENTO DELLA REGISTA : Rimanere affascinata dallo straordinario romanzo di Thomas Savage è stata pura gioia, ma non avevo mai pensato di farne un film, visti i tanti personaggi maschili, e i temi profondamente maschili. Mi sono invece chiesta quale regista l’autore, con la sua mascolinità ambigua, avrebbe voluto, e a poco a poco ho avuto la sensazione che lui mi appoggiasse un braccio sulla spalla, dicendomi: “Una pazza che è arrivata ad amare questa storia? Sì, è perfetta”. Ho messo tutta me stessa nel grandioso racconto di Savage, ne sono stata conquistata. In Phil ho sentito l’amante, e la sua tremenda solitudine. Ho percepito l’importanza e la forza di ogni singolo protagonista, e il modo in cui ciascuno si rivela alla fine. Sono onorata di condividere questo film con veri spettatori, in un cinema reale.(Jane Campion)

COMPETENCIA OFICIAL regia di. GASTÓN DUPRAT & MARIANO COHN

DAL FILM Competencia Oficial

Alla ricerca di riconoscimento e prestigio sociale, un uomo d’affari miliardario decide di fare un film che lasci il segno. Per riuscirci, assume i migliori: un cast stellare formato dalla famosa regista Lola Cuevas e da due rinomati attori, entrambi di enorme talento, ma con un ego ancora più grande: Félix Rivero, attore hollywoodiano, e Iván Torres, illustre interprete del teatro radicale. Entrambi delle leggende, ma non proprio in buoni rapporti. Attraverso una serie di sfide sempre più eccentriche lanciate da Lola, Felix e Iván devono confrontarsi non solo l’un l’altro, ma anche con il loro lascito artistico.

COMPETENCIA OFICIAL Venezia 78 Concorso  Regia: Gastón Duprat, Mariano Cohn Produzione: The Mediapro Studio (Jaume Roures Llop) Durata: 114’ Lingua: Spagnolo Paesi: Spagna, Argentina Interpreti: Penélope Cruz, Antonio Banderas, Oscar Martínez, José Luis Gómez, Nagore Aranburu, Irene Escolar, Manolo Solo, Pilar Castro, Koldo Olabarri Sceneggiatura: Andrés Duprat, Gastón Duprat, Mariano Cohn Fotografia: Arnau Valls Colomer Montaggio: Alberto Del Campo Scenografia: Alain Bainée Costumi: Wanda Morales Suono: Aitor Berenger, Mar González, Pelayo Gutiérrez, Eduardo Castro, Alberto Ovejero

OLD HENRY Fuori Concorso  Regia: Potsy Ponciroli : 99’ Lingua: Inglese Paesi: Usa Interpreti: Tim Blake Nelson, Scott Haze, Gavin Lewis, Richard Speight Jr., Max Arciniega, Brad Carter, Trace Adkins, Stephen Dorff Sceneggiatura: Potsy Ponciroli Fotografia: John Matysiak Montaggio: Jamie Kirkpatrick

dal film old Henry

OLD Henry

Old Henry è un western di azione che parla di un agricoltore vedovo e di suo figlio che accolgono, con la giusta prudenza, un uomo ferito che porta con sé una borsa piena di denaro. Arrivano degli uomini che sostengono di voler arrestare il ferito e restituire i soldi, ma l’agricoltore non sa di chi fidarsi. Con la sua proprietà sotto assedio, l’agricoltore si rivela abile con le armi, sorprendendo tutti e spingendo a dubitare della sua vera identità. 

COMMENTO DEL REGISTA

Amo i western da quando ero bambino. L’assenza di legge dell’inquieto e selvaggio West è stata idealizzata, dando vita per generazioni a storie di personaggi emblematici, di eroi e di cattivi. Alla base, il bene contro il male. È una storia che ho finalmente potuto raccontare con Old Henry. Si tratta di un “microwestern”, come dice Tim Blake Nelson. Un racconto minore, semplice, ambientato in un tempo alternativo in cui un autentico personaggio storico vive in un mondo fittizio. In fondo, è una storia su un padre e un figlio. Nessuno vuole che il proprio figlio cresca ripetendo i suoi stessi errori. Li proteggiamo e facciamo del nostro meglio per proteggerli dagli errori del nostro passato. È una storia di redenzione e perdono. Racconta come si lasciano andare via i figli sperando di averli cresciuti in modo che sappiano distinguere la ragione dal torto. È una storia fatta di tutto questo… oltre a qualche fantastica sparatoria.

AMERICA LATINA Venezia 78 Concorso. regia Fabio D’Innocenzo, Damiano D’Innocenzo

Interpreti: Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico, Carlotta Gamba, Federica Pala, Filippo Dini, Massimo Wertmüller Sceneggiatura: Damiano e Fabio D’Innocenzo Fotografia: Paolo Carnera

dal film America Latina

AMERICA LATINA film regia Fabio D’Innocenzo, Damiano D’Innocenzo

Latina: paludi, bonifiche, centrali nucleari dismesse, umidità. Massimo Sisti è il titolare di uno studio dentistico che porta il suo nome. Professionale, gentile, pacato, ha conquistato tutto ciò che poteva desiderare: una villa immersa nella quiete e una famiglia che ama e che lo accompagna nello scorrere dei giorni, dei mesi, degli anni. La moglie Alessandra e le figlie Laura e Ilenia (la prima adolescente, la seconda non ancora) sono la sua ragione di vita, la sua felicità, la ricompensa a un’esistenza improntata all’abnegazione e alla correttezza. È in questa primavera imperturbabile e calma che irrompe l’imprevedibile: un giorno come un altro Massimo scende in cantina e l’assurdo si impossessa della sua vita.

COMMENTO DEI REGISTI Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché, semplicemente, era quella che ci metteva più in crisi. In crisi come esseri umani, come narratori, come spettatori. Una storia che sollevava in noi domande alle quali non avevamo (e non abbiamo, nemmeno a film ultimato) risposte che non si contraddicessero l’una con l’altra. Interrogarci su noi stessi è la missione più preziosa che il cinema ci permette e America Latina prende alla lettera questa possibilità, raccontando un uomo costretto a rimettere in discussione la propria identità. Essendo gemelli, anche i nostri due film precedenti raccontavano storie di famiglie, di senso di appartenenza, di sangue, ma non ci eravamo mai addentrati così a fondo nel tema e abbiamo scelto la via per noi più rischiosa: la dolcezza. La dolcezza e tutte le sue estreme conseguenze. America Latina è un film sulla luce e abbiamo scelto il punto di vista privilegiato dell’oscurità per osservarla.

MONDOCANE un film di Alessandro Celli

dal film mondocane

MONDOCANE un film di Alessandro Celli recensione mauridal

Quando l’angoscia di un futuro incerto per tutta l’umanità , dovuto a malattie, miseria, mancanza di sicurezza, e benessere , si intreccia contemporaneamente ad un presente orribile fatto di abusi violenza , criminalità e sopravvivenza precaria ,allora la storia del film mondocane , si presenta come una realtà possibile non solo nel mondo terribile dove si svolge , una città reale come Taranto in Italia , devastata dalla presenza di una di fabbrica mostro come l ‘acciaieria Ilva che ha prodotto acciaio e inquinamento mortale, per i cittadini , ma come possibile disastro ambientale per tutto il futuro della società industriale e dei paesi cosiddetti sviluppati . Un tema importante attuale e drammaticamente urgente da affrontare ora , per gli evidenti cambiamenti climatici e per lo squilibrio tra modelli di società. Questo film racconta dunque della storia di due ragazzini amici per la pelle senza né patria né famiglia che vivono in questo non luogo di una città come Taranto nella emarginazione totale. Questa città è rappresentata divisa in due , separata tra vecchia e nuova tra ricca e derelitta , ma con una netta e fisica divisione con muri e filo spinato poiché in un futuro possibile i veri diseredati saranno preda di bande criminali che con i loro traffici garantiscono la sopravvivenza. I due ragazzini chiamati con vari nomignoli protagonisti umani del film, si affiancano e alla fine entrano a fare parte di una banda , di giovanissimi criminali e fuorilegge, detta le formiche, che hanno un capo ,un uomo giovane ma incallito delinquente detto Testa calda . Ora la storia si sviluppa intorno a questi personaggi alle loro attività , soprattutto alle relazioni umane che si intrecciano fra loro , basate su violenze e sopraffazioni. Il capo è dispotico , ovvero tiene il pieno dominio e controllo su tutto il numeroso gruppo dei delinquenti giovani e dopo varie vicende , tra cui si inserisce anche una ragazza che influisce su uno dei due amici in qualche modo separandoli, si indebolisce il controllo del capo Testa calda sui ragazzini che da inseparabili criminali cominciano a non seguire più insieme gli ordini del capo. Queste microstorie dei personaggi, nel film rappresentano la vita di questa umanità al contempo vittima e ribelle di una situazione macroscopica ovvero il risultato di un disastro ambientale di una città detta vecchia , i cui abitanti vengono divisi tra poveri sfollati e deportati in zone inquinate e contaminate , e ricchi che vivono in altre zone nuove meno contaminate. Un futuro distopico apocalittico, che forse prefigura una realtà discronica .Dunque un film d’autore , ricco di spunti interessanti e di temi narrati con personaggi adatti e funzionali al racconto. Infine ,i due amici superano la soglia della paura e affrontano , ancora insieme la morte del capo . Dunque una bella prova per il regista Alessandro Celli e per gli interpreti tra cui Alessandro Borghi come testa Calda e i due giovani attori protagonisti e Ludovica Nasti (mauridal) 

IL LADRO DI CARDELLINI un film di Carlo Luglio nel commento di mauridal

 Un film fuori da ogni schema, convenzionale , sia produttivo che narrativo pur mantenendo un linguaggio filmico coerente e aderente ad un cinema di satira e ironico su alcuni aspetti di cultura popolare napoletana , come il cardellino che canta nella gabbietta di  casa , o come la figlia pure  canterina di un vecchio padre licenziato e disoccupato, che pensa alla silhouette, stramangiando dolci e ogni cosa, o come le serate canore di matrimoni con volo di colombe tipici di famiglie in  zone popolari . Intanto c’è la trovata geniale della storia di Pasquale ,vecchia  guardia forestale, che di contro fa il bracconiere ,associato ad una banda di vecchietti terribili , anch’essi dediti alla caccia di uccellini, per passione e per lucrare su qualche specie rara da vendere ad altri appassionati  per dire, ornitologi. Dunque una esilarante storia scombicchierata  , ma ben curata dal regista Carlo Luglio e  da Diego Olivares , in più  con personaggi  come Pasquale dalle battute irresistibili, anche se in napoletano sottotitolato , e dalle situazioni tra il tragico -comico che  ricordano , nel tratto di viso del bravo interprete Nando Paone addirittura il grande Eduardo . Un film quindi  tanto comico, ma direi paradossale sia per i personaggi che per la storia narrata . Un finale tutto in musica da, Sto crescenno nu bello Cardillo, classico di Pino Mauro a  Cumpà  vola e se ne và di Canio lo Guercio.  Buon film da vedere    (mauridal)

IL BUCO  UN FILM DI MICHELANGELO FRAMMARTINO IT  2021 

 

DAL FILM il buco

IL BUCO film di Michelangelo Sammartino 2021 Lo spettatore di cinema comune, conoscendo poco del trascorso cinematografico del regista ma, colpito dal premio speciale della giuria alla 78^ mostra di Venezia, si appresta dalle poche voci sul film, all’incontro tra ecologia e natura , studio e salvaguardia ambientale tutti temi attuali , tanto che lo stesso spettatore temeva un documentario sul buco dell’ozono , ingannato dal titolo del film. In realtà si tratta di altro : Dopo la visione del film, si capisce come la svolta ecologica debba essere. molto forte per tanti , movimenti sociali giovanili , attivisti, politici ma anche artisti intellettuali, registi e altri. Il film , un docufilm, direi , che racconta una storia , anzi più di una. Inizia con un flash retrò anni sessanta ,immagini reali del grattacielo il Pirellone, di Milano, ancora in costruzione ,una sfida all’altezza in pieno boom economico italiano. Una sfida dell’uomo a raggiungere la maggiore altezza del business in una società di consumo. In quegli stessi anni un gruppo di speleologi torinesi giovani, volle invece esplorare gli abissi, organizzando una spedizione al sud tra le montagne del Pollino volendo scoprire la grotta per allora conosciuta come la più profonda chiamata il Bifurto . Dunque il docufilm è tratto liberamente da quella eroica impresa del’ 61 ricostruendo con attori anche speleologi e altre figure , quella spedizione cercando di ricostruire storicamente il mondo rurale , la montagna con gli abitanti dei paesini e anche il modo di esplorare le grotte ,le cavità . Avventurosa impresa di quei giovani che la passione per le profondità uguale e contraria all’alpinismo portava ad esperienze estreme. Fin dove arrivano quegli abissi , e cosa in fondo a tutto ci poteva mai essere? Intanto Le immagine che il regista ci fa vedere sono duplici , l’oscurità e la chiusura delle grotte, del cunicolo infinito , delle cavità, oppure le ampie luminose e spaziose vedute della montagna , con i pascoli di bovini e i pastori , veri padroni dei luoghi. Dunque le domande , durante e dopo la visione del film riportano ad una sola riflessione. Forse è una ricerca dell’essere umano all’interno delle viscere della terra. Probabilmente un richiamo alla madre terra , e qui una necessaria analogia tra la lunga cavità della montagna ,che i giovani esplorano entrando e spingendosi sempre più avanti e l’utero materno che misteriosamente porta alla nascita della nuova vita. Possibile interpretazione di questo viaggio che ha tra l’altro una immagine iniziale di una fessura nella roccia da dove si introducono e scendono i giovani speleologi. Non di un buco si tratta, ma di una vera vagina di roccia e pietre , che aperta , si presta alla esplorazione direi mistica, alla ricerca di una nuova vita. Tutto il film è questa storia di una discesa di giovani in una cavità verso una nuova uscita di un mondo ambientalista e una terra legata alla natura . A questa prima storia si connette un personaggio necessariamente secondario ma dalla esemplare storia di vecchio pastore di mandrie di bovini in sintonia con la natura, e con una piena integrazione con l’ambiente agreste tanto da confondersi quasi con la campagna e la montagna. Questa figura di vecchio uomo viene però colto da malore e come spesso la la legge della natura richiede , muore . I compaesani lo avvolgono in una coperta e su di un carretto tirato dall’asino lo accompagnano e lo restituiscono alla terra. Questa seconda storia è l’epilogo della prima esplorazione. Anche il vecchio uomo dopo aver esplorato tutta la sua esistenza ma all’aperto e in piena luce, si spegne ritornando nelle viscere della terra Un film dagli aspetti umani evidenti, ma pienamente concordi con il rispetto e la sintonia con l’ambiente naturale. Un modo per ribadire la necessità di una visione ambientalista del mondo e dello sviluppo della società futura. ( mauridal)