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periodico di commenti e critica cinematografica

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IL BUCO un film di Michelangelo Sammartino 2021

IL BUCO film di Michelangelo Sammartino 2021 Lo spettatore di cinema comune, conoscendo poco del trascorso cinematografico del regista ma, colpito dal premio speciale della giuria alla 78^ mostra di Venezia, si appresta dalle poche voci sul film, all’incontro tra ecologia e natura , studio e salvaguardia ambientale tutti temi attuali , tanto che lo stesso spettatore temeva un documentario sul buco dell’ozono , ingannato dal titolo del film. In realtà si tratta di altro : Dopo la visione del film, si capisce come la svolta ecologica debba essere. molto forte per tanti , movimenti sociali giovanili , attivisti, politici ma anche artisti intellettuali, registi e altri. Il film , un docufilm, direi , che racconta una storia , anzi più di una. Inizia con un flash retrò anni sessanta ,immagini reali del grattacielo il Pirellone, di Milano, ancora in costruzione ,una sfida all’altezza in pieno boom economico italiano. Una sfida dell’uomo a raggiungere la maggiore altezza del business in una società di consumo. In quegli stessi anni un gruppo di speleologi torinesi giovani, volle invece esplorare gli abissi, organizzando una spedizione al sud tra le montagne del Pollino volendo scoprire la grotta per allora conosciuta come la più profonda chiamata il Bifurto . Dunque il docufilm è tratto liberamente da quella eroica impresa del’ 61 ricostruendo con attori anche speleologi e altre figure , quella spedizione cercando di ricostruire storicamente il mondo rurale , la montagna con gli abitanti dei paesini e anche il modo di esplorare le grotte ,le cavità . Avventurosa impresa di quei giovani che la passione per le profondità uguale e contraria all’alpinismo portava ad esperienze estreme. Fin dove arrivano quegli abissi , e cosa in fondo a tutto ci poteva mai essere? Intanto Le immagine che il regista ci fa vedere sono duplici , l’oscurità e la chiusura delle grotte, del cunicolo infinito , delle cavità, oppure le ampie luminose e spaziose vedute della montagna , con i pascoli di bovini e i pastori , veri padroni dei luoghi. Dunque le domande , durante e dopo la visione del film riportano ad una sola riflessione. Forse è una ricerca dell’essere umano all’interno delle viscere della terra. Probabilmente un richiamo alla madre terra , e qui una necessaria analogia tra la lunga cavità della montagna ,che i giovani esplorano entrando e spingendosi sempre più avanti e l’utero materno che misteriosamente porta alla nascita della nuova vita. Possibile interpretazione di questo viaggio che ha tra l’altro una immagine iniziale di una fessura nella roccia da dove si introducono e scendono i giovani speleologi. Non di un buco si tratta, ma di una vera vagina di roccia e pietre , che aperta , si presta alla esplorazione direi mistica, alla ricerca di una nuova vita. Tutto il film è questa storia di una discesa di giovani in una cavità verso una nuova uscita di un mondo ambientalista e una terra legata alla natura . A questa prima storia si connette un personaggio necessariamente secondario ma dalla esemplare storia di vecchio pastore di mandrie di bovini in sintonia con la natura, e con una piena integrazione con l’ambiente agreste tanto da confondersi quasi con la campagna e la montagna. Questa figura di vecchio uomo viene però colto da malore e come spesso la la legge della natura richiede , muore . I compaesani lo avvolgono in una coperta e su di un carretto tirato dall’asino lo accompagnano e lo restituiscono alla terra. Questa seconda storia è l’epilogo della prima esplorazione. Anche il vecchio uomo dopo aver esplorato tutta la sua esistenza ma all’aperto e in piena luce, si spegne ritornando nelle viscere della terra Un film dagli aspetti umani evidenti, ma pienamente concordi con il rispetto e la sintonia con l’ambiente naturale. Un modo per ribadire la necessità di una visione ambientalista del mondo e dello sviluppo della società futura. ( mauridal)


ARIA FERMA   un film di Leonardo Di Costanzo IT 2021

ORA D’ARIA FERMA ; recensione mauridal del film ARIAFERMA di Leonardo Di Costanzo.

Quando la guardia di sorveglianza dell’emiciclo interno al carcere ,urla ai detenuti nelle celle :” ARIA ”. ecco che si anima tutto il microcosmo del carcere ricostruito nel film, i detenuti possono uscire dalle celle per l’ora d’aria, concessa all’aperto in un cortile dove si ricreano le dinamiche dei rapporti umani , sempre e ovunque esistenti, ovvero violenza, gerarchie di comando , come anche rispetto per i forti e sopraffazione verso i deboli. L’aria ferma che si respira all’interno delle celle diventa appena più mossa al di fuori , ma tutto il resto , rimane immobile come le esistenze dei carcerati che devono espiare la pena ,e la vita degli agenti di custodia , guardie, secondini, ispettori e graduati in servizio. Il merito del film , non privo dei difetti tipici del movie introspettivo, ovvero mancanza di azione e montaggio veloce, è dunque di sintetizzare i due elementi umani che si fronteggiano ma anche competono all’interno della storia , ovvero l’ispettore Gargiulo guardia carceraria e il detenuto Lagioia, capoclan ,della camorra. Intanto fuori da ogni interpretazione ideologico storica, qui nella buona sceneggiatura del film si tende a non sottovalutare la possibile intesa a debita distanza di due forze antagoniste che fanno leva sull’unico scopo possibile da raggiungere per tutti coloro che vivono una assoluta segregazione , ovvero la sopravvivenza. Dunque in questo carcere di isolamento in una sottintesa Sardegna, si avvera e si realizza uno di quei paventati scandali che hanno segnato una parte di storie della vita civile italiana. Per la umana ragione di sopravvivere a condizioni inumane e impossibili per la convivenza , senza rivolte e guerra cruenta , Gargiulo ispettore e Lagioia mafioso, vengono ad un patto di tolleranza e di collaborazione per aiutare la comunità tutta , carcerati e non, ad uscire dalla sospensione della vita e del tempo che in quel carcere per tanti motivi si viene a creare. Non si tratta di un film di fantascienza o thriller spionaggio o altro, qui si parla di trattativa per preparare i pranzi nella cucina del carcere , di consumare i pasti in ambiente comune di poter lasciare la cella per alcuni e di ricreare una parvenza di vita civile per tutti, guardie comprese . Parte della storia si perde in motivazioni tra legge e burocrazia carceraria, ma al fondo prevale inevitabilmente, la intesa e la fiducia reciproca , tra poteri dominanti , per superare la fissità della situazione ovvero , un carcere dismesso con detenuti intrasferibili, che con tutto il personale di custodia deve aspettare un trasferimento irreale. Dunque una storia surreale ma al contempo di un realismo visionario ancorato a personaggi di una recente vicenda italiana molto più complessa dove le trattative sono avvenute ma subito negate , per evitare ulteriori stragi o per chiudere con uomini dal passato violento e omicida, con il potere di condizionare molti altri uomini alla rivolta malavitosa.Qui si ferma la vicenda umana descritta e ben interpretata dai due protagonisti gli attori Silvio Orlando e Toni Servillo, menzionando la regia attenta del Di Costanzo che ha reso la condizione di insopportabile vita carceraria al di fuori dagli stereotipi comuni , ma si direbbe quasi dall'interno di una esperienza vissuta. (Mauridal)

dal film ARIAFERMA

FREAKS OUT. un film di Gabriele Mainetti it. 2021

FREAKS OUT un film di Gabriele Mainetti    IT . 2021 Quando una storia semplice, composta da personaggi altrettanto semplici, racconta di buoni contro i cattivi, allora , un qualsiasi film, ben confezionato con musiche gradevoli di qualunque genere esso sia, può riuscire ad accattivare un pubblico numeroso, che accorre in sala per godersi lo spettacolo, senza grossi problemi di significati.Il successo è sicuro. Il pubblico Pop Corn , spesso a cinema, decide chi vince e chi perde, ovvero chi può continuare a fare cinema e chi forse no. Non è questo il caso. Mainetti regista di giovane leva che, con i suoi film riesce a conquistare un pubblico meno distratto dai popcorn, e vuole rendere le sue storie interessanti e realizzare un film che abbia un significato, un tema da seguire, su cui poi magari si può discutere. Iniziamo allora dalla parola Freaks , già nota nel cinema per rappresentare esseri mostruosi, personaggi anomali , scherzi della natura umana per come si presentano e per ciò che fanno. Questi sono i cinque protagonisti del film, ma ecco che già da semplici mostri vengono invece descritti come dotati di forza e poteri anomali, ma  sono esseri umani , un vecchio, un giovane, un forzuto , un nano , una ragazza ,  a loro modo personaggi straordinari ,ciascuno ha una particolarità chi è magnetico, chi piega il metallo con le dita, chi ha una forza bruta nelle braccia ricoperte da lunghi peli come pure sulla faccia e in testa, e chi, come la ragazza possiede una energia elettrica interna al proprio corpo che al minimo contatto emana scosse e scintille elettriche. Intanto questi personaggi veri fenomeni da baraccone, sono infatti descritti e inquadrati come attori da circo, Dunque la scena iniziale del film è un Circo, dove questi artisti fenomenali si esibiscono giocando, divertendo un pubblico di grandi e bambini. Ma il film, da subito ci vuole raccontare una storia complessa, non così facile da raccontare. IL Circo MEZZAPIOTTA si trova a Roma , nel pieno dell’occupazione nazifascista del’43 durante la seconda guerra. Proprio durante lo spettacolo, arriva un bombardamento aereo che colpisce il Circo e fa strage di spettatori. Questo incipit, infatti già dichiara il tema del film, ovvero che le mostruosità in realtà sono tante, quella dei quattro personaggi fenomeno, è la più semplice, innocua, inoffensiva. Se vogliamo le diversità umane quando sono malformazioni fisiche, o malattie o amputazioni, inducono i normodotati a pensieri buonisti. Tutt’altra questione quando le mostruosità sono azioni, volute da uomini e personaggi che con ferocia volontà perversa, agiscono nella piena capacità di procurare al prossimo, dolore e tragedie. Dunque, il regista racconta di una differenza tra mostri, buoni e cattivi. Quindi chi sono i mostri cattivi La guerra, le sue cause, coloro che la fanno e la procurano, certo Il regista si schiera con la parte oppressa e perseguitata durante la guerra, le scene dei rastrellamenti nazisti a Roma di ebrei, con giovani madri e bimbi in braccio, sono palesi documenti visivi, ricostruzioni realistiche di fatti storici. Questo potrebbe bastare per continuare e concludere il film con la condanna dei nazisti, mostruoso prodotto della politica tedesca. Intanto i quattro mostri buoni si salvano dalla bomba ma restano senza Circo, Roma è deserta per la guerra e loro scappano guidati dal vecchio Israel il proprietario del circo, ebreo, che li vuole portare in America. Finiscono invece in un altro Circo, a Berlino dove trovano un loro collega, eccellente mostruoso pianista con sei dita alle mani un mostro fanatico, Franz , tedesco nazista che però vorrebbe tenerseli con sé convinto di vincere la guerra col trionfo tedesco. Questo nuovo Circo dove poi i quattro si trovano, in realtà nasconde un sotterraneo campo di sterminio dove in apposite camere a gas si sopprimono i prigionieri ebrei. Il racconto si complica, i nostri quattro mostri , si ritrovano prigionieri di Franz traditore e dovrebbero morire in una camera segreta, gasati, ma con i loro super poteri si salvano scappando, e dunque qui si apre una seconda fase narrativa del film dove si mischiano e a volte si contraddicono i temi, le parti, anche il linguaggio cinema diventa una frastornata serie di effettacci speciali, abbandonando quindi un realismo immaginario, per seguire la strada del cinema fantastico da fumetto ,da videogioco . Tutte così, le scene e le sequenze di guerra tra nazisti e un manipolo di simil- partigiani, ma storpi e feroci che intanto i nostri quattro super mostri eroici incontrano nel loro cammino verso la libertà. Anche i personaggi che entrano in gioco, sono estremi, il gobbo partigiano che vuole assassinare tutti, ma anche lo stesso Franz nazi pianista che infine gioca con una pistola per il suicidio imitando il Fuhrer. Così , pure sono  le scene del treno speciale ,pieno di prigionieri ebrei che viene attaccato dai nazisti e difeso dai partigiani storpi, affiancati stavolta dai nostri mostri che aiutano la eroica causa, il tutto condito da una brillante e insistente colonna sonora sparata a tutti Decibel. La mia scommessa di raccontare esattamente, il film Freaks di Mainetti è ormai persa, però agli amici che chiedono, dico che è un film in fondo divertente, per niente noioso, al contempo pure interessante per come pone delle questioni serie e storicamente importanti, con una certa leggerezza. I super poteri mostruosi del recensore, sono esauriti. Dico solo che gli interpreti, tutti noti e bravi attori, hanno reso possibile il film, made in italy, cosa assolutamente importante per il nostro cinema ( mauridal).

dal film freaks out

E'STATA LA MANO DI DIO film di Paolo Sorrentino recensione Mauridal

E’ stata la mano di dio film di Paolo Sorrentino recensione Mauridal Quando un regista ormai avviato come Sorrentino, decide di raccontare in un film una storia auto biografica, è per una serie di motivi. Per affrontare un lato oscuro della vita, e liberarsene, o anche per riflettere e fare chiarezza sul proprio vissuto e quindi cercando di superare con maturità alcune certezze, e alcune confusioni che possono aver inciso nella propria esistenza. Tutto questo è il senso ultimo del film di Paolo Sorrentino. La trasparenza e la semplicità difficile del film non possono ingannare lo spettatore. Dunque, per quanto un film non è solo una storia ma anche una emozione, una visione di cinema, uno sguardo particolare sulle cose e sui personaggi, allora questo film è un manifesto del cinema di Sorrentino, che piaccia o no è un ‘opera di cinema d’autore che si può ben ascrivere nella storia della cinematografia italiana. Intanto il riferimento ad altri registi di cinema come Fellini o Antonioni, Zeffirelli, pure se vagamente citati nel film, mi sembrano superflui e inutili. Ogni autore parla per sé non ha bisogno di cercare appigli per alcun motivo. Diversamente, trattandosi di una storia di formazione, di un giovane che vuole crescere e liberarsi della propria realtà deludente e insignificante, allora ben vengano i maestri e quindi il giovane Fabio personaggio aspirante regista, nel film, incontra un Capuano regista napoletano che lo avvia al mestiere, come in realtà è veramente avvenuto per il Sorrentino ormai adulto, già deciso per fare cinema. Intanto il film stesso si apre a varie forme di visione da quella teatrale, sceneggiata, alla macchietta, al melodramma, insomma un repertorio di personaggi e situazioni, per raccontare una storia drammaticamente biografica, la morte dei genitori, ma con uno sfondo di tutt’altra composizione. Intanto, c’è questa città di Napoli, originaria del regista, ma poco conosciuta e vissuta nel centro popolare e culturale, in fondo si racconta di una formazione borghese per il Fabietto rappresentato, cresciuto solo con i miti, popolari, di Maradona , del calcio , come dei contrabbandieri di sigarette, e dei san gennaro e munacielli vari. Forse il regista Sorrentino, maturo ha voluto rappresentare ora, la nostalgia, della Napoli perduta, perché mai vissuta appieno nell’anima popolare, proprio in virtù della scelta di andare via e tagliare con il passato, a favore di una nuova vita culturalmente indirizzata all’Arte del cinema, scelta che a distanza di anni, risulta vantaggiosa e piena di soddisfazioni. Dunque, anche questo film, rappresenta una magia del cinema con la mano dell’autore, che si distingue e si riconosce, almeno per quel pubblico, attento e consapevole ai film che sceglie di vedere. (Mauridal).

dal film è stata la mano di dio