QUADERNO CINEMA  mauridal film.it

periodico di commenti e critica cinematografica

benvenuto nella rubrica nuovi film 2021-22 scorri e continua

ELENCO TITOLI FILM presenti  nelle  pagine  seguenti  : 

1. IL BUCO un film di Michelangelo Sammartino 2021 2 .ARIA FERMA un film di Leonardo Di Costanzo IT 2021 3. FREAKS OUT. un film di Gabriele Mainetti it. 2021 4 .E'STATA LA MANO DI DIO film di Paolo Sorrentino 5. DON'T LOOK UP Regia di Adam McKay 6 .AMERICA LATINA un film di Damiano e Fabio D'Innocenzo 7. ERO IN GUERRA MA NON LO SAPEVO un film di Francesco Montanari 8. ENNIO un film di Giuseppe Tornatore  9. LA CENA PERFETTA di Davide Minnella 10. Animali fantastici - I segreti di Silente. 11.NOSTALGIA-un film di Mario Martone - 12 ESTERNO NOTTE un film di Marco Bellocchio- 13. COME PRIMA.un film di Tommy Weber. -14 IL PATAFFIO un film di Francesco Lagi.-15. IL SIGNORE DELLE FORMICHE un film di Gianni Amelio It. 2022 


IL SIGNORE DELLE FORMICHE un film di Gianni Amelio recensione mauridal

IL SIGNORE DELLE FORMICHE un film di Gianni Amelio IT. 2022 Il regista Gianni Amelio lo conosciamo come un autore di cinema impegnato ,nel senso che affronta ,attraverso storie personali , un racconto più ampio che coinvolge la società e un tratto di storia del tempo e dei luoghi in cui si svolge la narrazione . Qui in questo film, si conferma il linguaggio narrativo del regista. La storia personale di Aldo Braibanti , non è soltanto il ritratto drammatico di un uomo vissuto negli anni sessanta in Italia, ( un film il caso Braibanti) già lo aveva fatto ma uno scenario di fatti e personaggi di una Italia con una grande ripresa economica, ormai fuori dalla guerra ,ma con retaggi culturali e identitari , ancorati al fascismo ormai finito ,e alla chiesa cattolica, sempre operante nella società italiana e nelle coscienze della cosiddetta maggioranza. Intanto il signore delle formiche è un personaggio realmente esistito come tutta la storia narrata è accaduta realmente , Aldo Braibanti era studioso della vita delle formiche , ma anche poeta scrittore e direttore di una scuola di teatro. Il regista sceglie di raccontare la storia del processo a cui Braibanti è sottoposto , poiché la famiglia di un suo allievo, lo accusa di omosessualità sotto forma di plagio e sottomissione fisica e psicologica. Dunque Il tribunale italiano processa Aldo Braibanti per un reato insolito e inconsistente ovvero il plagio ,che applica dal codice penale fascista Rocco . Tutto questo il film lo racconta puntualmente , e il merito di Amelio è di aver ritratto Braibanti per come era , un intellettuale omosessuale, ma senza giudizi e condanne per questo, anzi racconta la vita affettiva di Braibanti come un racconto d’amore tra un uomo e un ragazzo , senza mostri o vittime , come invece il processo e la legge di allora volevano dimostrare. Intanto il film con un linguaggio realista e crudo ,narra anche della scelta della famiglia , della madre e del padre del ragazzo , amico e amore di Braibanti, ad una forzata cura psichiatrica in manicomio per il giovane, a base di scariche elettriche in testa , per scacciare il demonio de l’omosessualità. Scelta questa violenta e costrittiva che era possibile per l’esistenza dei manicomi criminali, e che infine ridusse il ragazzo ad una semi incoscienza . Quindi un quadro di una società italiana arretrata culturalmente ed incivile nel rispettare le persone e le loro scelte di vita , scelte di ogni genere. Il processo e la conseguente condanna al carcere, del colpevole Braibanti suscitò una ondata di proteste, tra il 1960/68 scesero in piazza studenti e intellettuali, Pasolini, Moravia, Maraini, anche politici ,come Marco Pannella e i radicali, pur se nel film viene ritratta Emma Bonino, forse come citazione contemporanea, per la difesa dei diritti civili. Il film ed il regista dunque prendono una chiara posizione di impegno sociale riaffermando come il cinema , sulla base della storia passata ma forse anche per il futuro, possa influire sulla formazione delle coscienze e trasformazione della cultura operante. La figura di Braibanti è fedelmente interpretata da Luigi Lo Cascio in una bella prova attoriale come quella di Elio Germano, in un personaggio non troppo realistico di un giornalista dell Unità di allora, che prendendo le difese dell’imputato , si mise contro l’apparato del “ grande partito operaio” , nonostante l’appartenenza di Braibanti alla resistenza antifascista. Molte cose su cui lo spettatore è coinvolto nella riflessione ,di un cambiamento della società. ( mauridal)

dal film IL SIGNORE DELLE FORMICHE di Gianni Amelio



poster de IL PATAFFIO

IL PATAFFIO film di Francesco Lagi IT. 2022

II PATAFFIO un film di Francesco Lagi IT. 2022 Il racconto è tratto dal libro di Luigi Malerba che appunto narra di una storia fantastica e grottesca, a tratti favolistica , ambientata nel Medioevo dei cavalieri dell’arme e amori in una Italia stracciona e povera dei borghi con una popolazione contadina alla fame e i signori feudatari e dei castelli ricchi e e ben nutriti. Il film non è storico realistico, ma vuole reinventare quel medioevo con punte anche di comicità attraverso la storia di Berlocchio , un Marconte , neo specie nobiliare che acquisisce un feudo ,detto Tripalle sposando Bernarda figlia di un re di Montecacchione. Già dai nomi dei luoghi e dei personaggi si imposta il carattere grottesco e comico della vicenda che vede ll viaggio del Marconte e Bernarda in carrozza, verso il castello di Tripalle nuova dimora della coppia di sposi. Viaggiano con un manipolo di soldati di scorta più una sbrindellata corte composta da un frate cappuccio e un consigliere notaio detto Belcapo . Tutto il viaggio è dunque il pretesto per una serie di avventure e fatti che ricordano molto le vicende dell’armata Brancaleone e del suo manipolo di guerrieri per le crociate , film di Monicelli del ’78 . Anche Malerba per il suo Pataffio forse aveva tratto dal film Brancaleone qualche spunto per il racconto. Dunque un intreccio di legittima ispirazione tra letteratura e cinema, dove il cinema questa volta rilancia il tema narrativo del medioevo con quest’ultimo Pataffio , film del regista Francesco Lagi . Tuttavia il film ,introduce anche nuovi elementi , quali il popolo di poveri e affamati abitanti del Borgo che , per niente conquistati dal nuovo Marconte esprimono ribellione attraverso il personaggio di Migone un popolano che si trova ad essere un capopopolo di riferimento , per tutti i poveracci affamati ma anche un riferimento per i vari Marconte ,Frati e cortigiani che vorrebbero imporre il loro potere di sfruttamento sui poveri per trarre cibo e sopravvivenza. Dunque un tema insolito per questo film ,che si allontana infine dalla storia medievale, per avvicinarsi ad una metafora contemporanea ,ovvero il potere dei pochi ricchi e ben sazi sulla fame e sullo sfruttamento dei molti poveri della popolazione che abita nei borghi. Il personaggio di Migone poi rappresenta anche la ambiguità e la debolezza umana di fronte a possibili corruzioni del potere pur di sopravvivere.Dunque per alcuni aspetti, un film che offre più chiavi di lettura , attraverso sia il racconto, ma soprattutto attraverso i personaggi , tutti ben interpretati con sfumature. e caratteristiche diverse, dal Marconte Berlocchio , di Lino Musella , il bravo protagonista, alla sognante Bernarda di Viviana Cangiano , che non realizza il suo sogno, pur cantando con la sua bella voce, al frate molto poco spirituale di Alessandro Gassmann, dal consigliere Belcapo che Tirabassi rende senza sbavature, e infine al Migone efficace interpretazione di Valerio Mastrandrea , che rende il senso ultimo di tutto il film. Dunque un film interessante per niente scontato o banale, una trama narrativa non consueta che a tratti può fuorviare dal tema ,lasciando un finale in apertura verso una malinconica fuga. (Mauridal).


ESTERNO NOTTE regia di Marco Bellocchio

recensione di   mauridal

Esterno Notte - Quando un uomo di potere italiano con grandi responsabilità politiche cade prigioniero , di un gruppo di giovani sedicenti proletari e fanatici della violenza rivoluzionaria, cosa avviene dentro l’anima e la testa dell’uomo e non di meno cosa avviene fuori ,all’esterno del buio della prigionia. Ecco, questo credo sia il quesito e il senso ultimo del film di Marco Bellocchio, L’esterno dunque è il protagonista della storia , inteso come l’insieme delle cose e delle persone che contribuiscono alla realizzazione dei fatti narrati, avvenimenti in parte realmente accaduti in quegli anni terribili della storia italiana. L’uomo è Aldo Moro , persona descritta come un anti eroe , una vittima predestinata sia dai rapitori che soprattuto dall’insieme dei politici anzi della classe politica tutta degli anni ’70-80 in Italia . Il film dunque segue una doppia narrazione , le vicende umane i pensieri, le idee, le molteplici emozioni e stati d’animo dell’uomo prigioniero , che vediamo proprio in una stanza chiusa , seduto su un lettino con sullo sfondo un vessillo bandiera delle BR , che scrive le sue lettere da inviare all’esterno della prigione proprio per rivolgersi agli amici della DC e a tutti quelli che sono al governo in quel momento, per trattare con i rapitori e ottenere la sua liberazione. Moro è un uomo con tutte le sue debolezze e paure, e Bellocchio nel suo film evita il giudizio politico sul personaggio , così come considera il gruppo dei terroristi delle BR degli uomini e donne con contraddizioni , fanatismi e poca certezza sulle azioni compiute. Intanto viene ben descritto con le immagini realistiche, il clima generale di sospetto e la paura che pure c’era sia nei personaggi della politica, che tra la gente comune, e dunque particolarmente nella famiglia di Moro , dove la moglie ben interpretata da Margherita Buy dall’iniziale distanza , vene appieno coinvolta sia emotivamente che con iniziative dirette verso tutti coloro che potevano agire per liberare il marito. Il film di Bellocchio si profila come un dramma psicologico , una tragedia classica con attori e personaggi ben definiti , dove Aldo Moro da uomo di potere politico diviene una vittima sacrificale proprio per salvare tutto un sistema politico sociale che lui stesso aveva contribuito a creare e sostenere. Un film che il regista ha voluto , per concludere questo tema dopo un film come Buongiorno notte, tuttavia proponendo qui realismo e visione fantastica come nel doppio finale di un prigioniero lasciato libero , che rinnega tutto il suo passato e disconosce tutti coloro che lo avevano abbandonato. Intanto la realtà vera ha superato ogni limite e il film si conclude con le immagini della cronaca televisiva del ritrovamento del corpo di Moro . Dunque un film che non poteva nelle intenzioni del regista proporre una alternativa alla narrazione reale , neanche in un doppio fantastico , così come le immagini della cattura dei brigatisti concludono una vicenda storica che vale la pena ricordare , per tutti coloro che l’hanno vissuta e in seguito per le nuove generazioni che pure nel film vengono ritratte come protagonisti di una attuale fiction teatrale proprio sul caso Moro, eterno caso di tragedia umana.(mauridal)


IL BUCO un film di Michelangelo Sammartino 2021

IL BUCO film di Michelangelo Sammartino 2021 Lo spettatore di cinema comune, conoscendo poco del trascorso cinematografico del regista ma, colpito dal premio speciale della giuria alla 78^ mostra di Venezia, si appresta dalle poche voci sul film, all’incontro tra ecologia e natura , studio e salvaguardia ambientale tutti temi attuali , tanto che lo stesso spettatore temeva un documentario sul buco dell’ozono , ingannato dal titolo del film. In realtà si tratta di altro : Dopo la visione del film, si capisce come la svolta ecologica debba essere. molto forte per tanti , movimenti sociali giovanili , attivisti, politici ma anche artisti intellettuali, registi e altri. Il film , un docufilm, direi , che racconta una storia , anzi più di una. Inizia con un flash retrò anni sessanta ,immagini reali del grattacielo il Pirellone, di Milano, ancora in costruzione ,una sfida all’altezza in pieno boom economico italiano. Una sfida dell’uomo a raggiungere la maggiore altezza del business in una società di consumo. In quegli stessi anni un gruppo di speleologi torinesi giovani, volle invece esplorare gli abissi, organizzando una spedizione al sud tra le montagne del Pollino volendo scoprire la grotta per allora conosciuta come la più profonda chiamata il Bifurto . Dunque il docufilm è tratto liberamente da quella eroica impresa del’ 61 ricostruendo con attori anche speleologi e altre figure , quella spedizione cercando di ricostruire storicamente il mondo rurale , la montagna con gli abitanti dei paesini e anche il modo di esplorare le grotte ,le cavità . Avventurosa impresa di quei giovani che la passione per le profondità uguale e contraria all’alpinismo portava ad esperienze estreme. Fin dove arrivano quegli abissi , e cosa in fondo a tutto ci poteva mai essere? Intanto Le immagine che il regista ci fa vedere sono duplici , l’oscurità e la chiusura delle grotte, del cunicolo infinito , delle cavità, oppure le ampie luminose e spaziose vedute della montagna , con i pascoli di bovini e i pastori , veri padroni dei luoghi. Dunque le domande , durante e dopo la visione del film riportano ad una sola riflessione. Forse è una ricerca dell’essere umano all’interno delle viscere della terra. Probabilmente un richiamo alla madre terra , e qui una necessaria analogia tra la lunga cavità della montagna ,che i giovani esplorano entrando e spingendosi sempre più avanti e l’utero materno che misteriosamente porta alla nascita della nuova vita. Possibile interpretazione di questo viaggio che ha tra l’altro una immagine iniziale di una fessura nella roccia da dove si introducono e scendono i giovani speleologi. Non di un buco si tratta, ma di una vera vagina di roccia e pietre , che aperta , si presta alla esplorazione direi mistica, alla ricerca di una nuova vita. Tutto il film è questa storia di una discesa di giovani in una cavità verso una nuova uscita di un mondo ambientalista e una terra legata alla natura . A questa prima storia si connette un personaggio necessariamente secondario ma dalla esemplare storia di vecchio pastore di mandrie di bovini in sintonia con la natura, e con una piena integrazione con l’ambiente agreste tanto da confondersi quasi con la campagna e la montagna. Questa figura di vecchio uomo viene però colto da malore e come spesso la la legge della natura richiede , muore . I compaesani lo avvolgono in una coperta e su di un carretto tirato dall’asino lo accompagnano e lo restituiscono alla terra. Questa seconda storia è l’epilogo della prima esplorazione. Anche il vecchio uomo dopo aver esplorato tutta la sua esistenza ma all’aperto e in piena luce, si spegne ritornando nelle viscere della terra Un film dagli aspetti umani evidenti, ma pienamente concordi con il rispetto e la sintonia con l’ambiente naturale. Un modo per ribadire la necessità di una visione ambientalista del mondo e dello sviluppo della società futura. ( mauridal)


ARIA FERMA   un film di Leonardo Di Costanzo IT 2021

ORA D’ARIA FERMA ; recensione mauridal del film ARIAFERMA di Leonardo Di Costanzo.

Quando la guardia di sorveglianza dell’emiciclo interno al carcere ,urla ai detenuti nelle celle :” ARIA ”. ecco che si anima tutto il microcosmo del carcere ricostruito nel film, i detenuti possono uscire dalle celle per l’ora d’aria, concessa all’aperto in un cortile dove si ricreano le dinamiche dei rapporti umani , sempre e ovunque esistenti, ovvero violenza, gerarchie di comando , come anche rispetto per i forti e sopraffazione verso i deboli. L’aria ferma che si respira all’interno delle celle diventa appena più mossa al di fuori , ma tutto il resto , rimane immobile come le esistenze dei carcerati che devono espiare la pena ,e la vita degli agenti di custodia , guardie, secondini, ispettori e graduati in servizio. Il merito del film , non privo dei difetti tipici del movie introspettivo, ovvero mancanza di azione e montaggio veloce, è dunque di sintetizzare i due elementi umani che si fronteggiano ma anche competono all’interno della storia , ovvero l’ispettore Gargiulo guardia carceraria e il detenuto Lagioia, capoclan ,della camorra. Intanto fuori da ogni interpretazione ideologico storica, qui nella buona sceneggiatura del film si tende a non sottovalutare la possibile intesa a debita distanza di due forze antagoniste che fanno leva sull’unico scopo possibile da raggiungere per tutti coloro che vivono una assoluta segregazione , ovvero la sopravvivenza. Dunque in questo carcere di isolamento in una sottintesa Sardegna, si avvera e si realizza uno di quei paventati scandali che hanno segnato una parte di storie della vita civile italiana. Per la umana ragione di sopravvivere a condizioni inumane e impossibili per la convivenza , senza rivolte e guerra cruenta , Gargiulo ispettore e Lagioia mafioso, vengono ad un patto di tolleranza e di collaborazione per aiutare la comunità tutta , carcerati e non, ad uscire dalla sospensione della vita e del tempo che in quel carcere per tanti motivi si viene a creare. Non si tratta di un film di fantascienza o thriller spionaggio o altro, qui si parla di trattativa per preparare i pranzi nella cucina del carcere , di consumare i pasti in ambiente comune di poter lasciare la cella per alcuni e di ricreare una parvenza di vita civile per tutti, guardie comprese . Parte della storia si perde in motivazioni tra legge e burocrazia carceraria, ma al fondo prevale inevitabilmente, la intesa e la fiducia reciproca , tra poteri dominanti , per superare la fissità della situazione ovvero , un carcere dismesso con detenuti intrasferibili, che con tutto il personale di custodia deve aspettare un trasferimento irreale. Dunque una storia surreale ma al contempo di un realismo visionario ancorato a personaggi di una recente vicenda italiana molto più complessa dove le trattative sono avvenute ma subito negate , per evitare ulteriori stragi o per chiudere con uomini dal passato violento e omicida, con il potere di condizionare molti altri uomini alla rivolta malavitosa.Qui si ferma la vicenda umana descritta e ben interpretata dai due protagonisti gli attori Silvio Orlando e Toni Servillo, menzionando la regia attenta del Di Costanzo che ha reso la condizione di insopportabile vita carceraria al di fuori dagli stereotipi comuni , ma si direbbe quasi dall'interno di una esperienza vissuta. Segnalo  la colonna sonora,  di Pasquale Scialò.  (Mauridal)


dal film ARIAFERMA

FREAKS OUT. un film di Gabriele Mainetti it. 2021

FREAKS OUT un film di Gabriele Mainetti    IT . 2021 Quando una storia semplice, composta da personaggi altrettanto semplici, racconta di buoni contro i cattivi, allora , un qualsiasi film, ben confezionato con musiche gradevoli di qualunque genere esso sia, può riuscire ad accattivare un pubblico numeroso, che accorre in sala per godersi lo spettacolo, senza grossi problemi di significati.Il successo è sicuro. Il pubblico Pop Corn , spesso a cinema, decide chi vince e chi perde, ovvero chi può continuare a fare cinema e chi forse no. Non è questo il caso. Mainetti regista di giovane leva che, con i suoi film riesce a conquistare un pubblico meno distratto dai popcorn, e vuole rendere le sue storie interessanti e realizzare un film che abbia un significato, un tema da seguire, su cui poi magari si può discutere. Iniziamo allora dalla parola Freaks , già nota nel cinema per rappresentare esseri mostruosi, personaggi anomali , scherzi della natura umana per come si presentano e per ciò che fanno. Questi sono i cinque protagonisti del film, ma ecco che già da semplici mostri vengono invece descritti come dotati di forza e poteri anomali, ma  sono esseri umani , un vecchio, un giovane, un forzuto , un nano , una ragazza ,  a loro modo personaggi straordinari ,ciascuno ha una particolarità chi è magnetico, chi piega il metallo con le dita, chi ha una forza bruta nelle braccia ricoperte da lunghi peli come pure sulla faccia e in testa, e chi, come la ragazza possiede una energia elettrica interna al proprio corpo che al minimo contatto emana scosse e scintille elettriche. Intanto questi personaggi veri fenomeni da baraccone, sono infatti descritti e inquadrati come attori da circo, Dunque la scena iniziale del film è un Circo, dove questi artisti fenomenali si esibiscono giocando, divertendo un pubblico di grandi e bambini. Ma il film, da subito ci vuole raccontare una storia complessa, non così facile da raccontare. IL Circo MEZZAPIOTTA si trova a Roma , nel pieno dell’occupazione nazifascista del’43 durante la seconda guerra. Proprio durante lo spettacolo, arriva un bombardamento aereo che colpisce il Circo e fa strage di spettatori. Questo incipit, infatti già dichiara il tema del film, ovvero che le mostruosità in realtà sono tante, quella dei quattro personaggi fenomeno, è la più semplice, innocua, inoffensiva. Se vogliamo le diversità umane quando sono malformazioni fisiche, o malattie o amputazioni, inducono i normodotati a pensieri buonisti. Tutt’altra questione quando le mostruosità sono azioni, volute da uomini e personaggi che con ferocia volontà perversa, agiscono nella piena capacità di procurare al prossimo, dolore e tragedie. Dunque, il regista racconta di una differenza tra mostri, buoni e cattivi. Quindi chi sono i mostri cattivi La guerra, le sue cause, coloro che la fanno e la procurano, certo Il regista si schiera con la parte oppressa e perseguitata durante la guerra, le scene dei rastrellamenti nazisti a Roma di ebrei, con giovani madri e bimbi in braccio, sono palesi documenti visivi, ricostruzioni realistiche di fatti storici. Questo potrebbe bastare per continuare e concludere il film con la condanna dei nazisti, mostruoso prodotto della politica tedesca. Intanto i quattro mostri buoni si salvano dalla bomba ma restano senza Circo, Roma è deserta per la guerra e loro scappano guidati dal vecchio Israel il proprietario del circo, ebreo, che li vuole portare in America. Finiscono invece in un altro Circo, a Berlino dove trovano un loro collega, eccellente mostruoso pianista con sei dita alle mani un mostro fanatico, Franz , tedesco nazista che però vorrebbe tenerseli con sé convinto di vincere la guerra col trionfo tedesco. Questo nuovo Circo dove poi i quattro si trovano, in realtà nasconde un sotterraneo campo di sterminio dove in apposite camere a gas si sopprimono i prigionieri ebrei. Il racconto si complica, i nostri quattro mostri , si ritrovano prigionieri di Franz traditore e dovrebbero morire in una camera segreta, gasati, ma con i loro super poteri si salvano scappando, e dunque qui si apre una seconda fase narrativa del film dove si mischiano e a volte si contraddicono i temi, le parti, anche il linguaggio cinema diventa una frastornata serie di effettacci speciali, abbandonando quindi un realismo immaginario, per seguire la strada del cinema fantastico da fumetto ,da videogioco . Tutte così, le scene e le sequenze di guerra tra nazisti e un manipolo di simil- partigiani, ma storpi e feroci che intanto i nostri quattro super mostri eroici incontrano nel loro cammino verso la libertà. Anche i personaggi che entrano in gioco, sono estremi, il gobbo partigiano che vuole assassinare tutti, ma anche lo stesso Franz nazi pianista che infine gioca con una pistola per il suicidio imitando il Fuhrer. Così , pure sono  le scene del treno speciale ,pieno di prigionieri ebrei che viene attaccato dai nazisti e difeso dai partigiani storpi, affiancati stavolta dai nostri mostri che aiutano la eroica causa, il tutto condito da una brillante e insistente colonna sonora sparata a tutti Decibel. La mia scommessa di raccontare esattamente, il film Freaks di Mainetti è ormai persa, però agli amici che chiedono, dico che è un film in fondo divertente, per niente noioso, al contempo pure interessante per come pone delle questioni serie e storicamente importanti, con una certa leggerezza. I super poteri mostruosi del recensore, sono esauriti. Dico solo che gli interpreti, tutti noti e bravi attori, hanno reso possibile il film, made in italy, cosa assolutamente importante per il nostro cinema ( mauridal).

dal film freaks out

E'STATA LA MANO DI DIO film di Paolo Sorrentino recensione Mauridal

E’ stata la mano di dio film di Paolo Sorrentino . Quando un regista ormai avviato come Sorrentino, decide di raccontare in un film una storia auto biografica, è per una serie di motivi. Per affrontare un lato oscuro della vita, e liberarsene, o anche per riflettere e fare chiarezza sul proprio vissuto e quindi cercando di superare con maturità alcune certezze, e alcune confusioni che possono aver inciso nella propria esistenza. Tutto questo è il senso ultimo del film di Paolo Sorrentino. La trasparenza e la semplicità difficile del film non possono ingannare lo spettatore. Dunque, per quanto un film non è solo una storia ma anche una emozione, una visione di cinema, uno sguardo particolare sulle cose e sui personaggi, allora questo film è un manifesto del cinema di Sorrentino, che piaccia o no è un ‘opera di cinema d’autore che si può ben ascrivere nella storia della cinematografia italiana. Intanto il riferimento ad altri registi di cinema come Fellini o Antonioni, Zeffirelli, pure se vagamente citati nel film, mi sembrano superflui e inutili. Ogni autore parla per sé non ha bisogno di cercare appigli per alcun motivo. Diversamente, trattandosi di una storia di formazione, di un giovane che vuole crescere e liberarsi della propria realtà deludente e insignificante, allora ben vengano i maestri e quindi il giovane Fabio personaggio aspirante regista, nel film, incontra un Capuano regista napoletano che lo avvia al mestiere, come in realtà è veramente avvenuto per il Sorrentino ormai adulto, già deciso per fare cinema. Intanto il film stesso si apre a varie forme di visione da quella teatrale, sceneggiata, alla macchietta, al melodramma, insomma un repertorio di personaggi e situazioni, per raccontare una storia drammaticamente biografica, la morte dei genitori, ma con uno sfondo di tutt’altra composizione. Intanto, c’è questa città di Napoli, originaria del regista, ma poco conosciuta e vissuta nel centro popolare e culturale, in fondo si racconta di una formazione borghese per il Fabietto rappresentato, cresciuto solo con i miti, popolari, di Maradona , del calcio , come dei contrabbandieri di sigarette, e dei san gennaro e munacielli vari. Forse il regista Sorrentino, maturo ha voluto rappresentare ora, la nostalgia, della Napoli perduta, perché mai vissuta appieno nell’anima popolare, proprio in virtù della scelta di andare via e tagliare con il passato, a favore di una nuova vita culturalmente indirizzata all’Arte del cinema, scelta che a distanza di anni, risulta vantaggiosa e piena di soddisfazioni. Dunque, anche questo film, rappresenta una magia del cinema con la mano dell’autore, che si distingue e si riconosce, almeno per quel pubblico, attento e consapevole ai film che sceglie di vedere. (Mauridal).

dal film è stata la mano di dio

dal film DON'T LOOK UP

DON'T LOOK UP Regia di Adam McKay. Un film con Timothée Chalamet, Leonardo DiCaprio, Melanie Lynskey, Jennifer Lawrence Cate Blanchett. Meryl Streep, Jonah Hill, Matthew Perry,

DON’TLOOK UP un film di Adam Mc Kay. Il regista non è noto per amare l’impegno sul fronte politico americano a favore di un cambiamento sui temi sociali, particolarmente progressisti, l’unico suo film tragicomico, di denuncia del sistema economico basato sulla finanza selvaggia è “La grande scommessa” , In questo film , il regista affida a singoli personaggi il ruolo di eroi visionari , difficili da comprendere ai più. Ruoli affidati ad attori molto bravi e noti a Hollywood. Dunque, un precedente per Mc Kay che ci riprova con questo suo ultimo film, ancora un tema serio come il clima, i disastrosi cam-biamenti climatici dovuti a scellerate politiche energetiche per il cosiddetto sviluppo e crescita economica. Ma invece di affrontare direttamente l’argomento, con un film appunto chiaro e serio il giocoso regista sceglie la parodia e la metafora indiretta raccontando una storia infantile e paradossa-le dove due personaggi in apparenza eroici e buonisti, in qualità di scienziati dell’astronomia rivelano al grande pubblico social e tv, una scoperta scon-volgente. Una cometa si dirige contro ll pianeta terra in collisione e lo distruggerà, in tempi brevi. I due scienziati, impersonati da Leonardo Di Ca-prio e Jennifer Lawrence, da aspiranti eroi vogliono attuare un loro piano per intercettare e deviare l ‘astro, salvando l’umanità. Per attuare il mega piano, devono rivolgersi alla massima autorità in grado di aiutarli: il presi-dente degli USA. Dunque, siamo alle solite storie, ovvero di fronte ad un di-sastro, vero o possibile, una catastrofe oppure una minaccia per l’umanità, chi può risolvere tutto sono gli americani e il loro presidente. Questa narra-zione è ormai tanto obsoleta, da essere ridicola ormai per gli stessi americani. Infatti, il regista e sceneggiatore, del film sceglie la chiave comico satirica, per questa storia, tutt’altro, dal genere catastrofico ampiamente abusato, dal cinema americano. La satira, è evidente nel personaggio della presi-dentessa degli USA, ovvero la sempre brava e bella Meryl Streep, e nei personaggi di supporto alla storia, ma soprattutto è evidente nella incredulità e nella manipolazione che avviene nella opinione pubblica e nella gente comune che guarda la tv e segue i social. Già perché tutte le potenti autori-tà del governo e dello stato, negano i fatti dimostrati dai due scienziati e non attuano il piano di salvezza deviando con missili e altro la cometa killer. Il popolo massa non sa nulla e si trova a subire una imminente catastrofe senza poter fare niente. Insomma, un tentativo del regista di denunciare la stupidità del potere, incapace di risolvere i grandi problemi dell’umanità. Dunque, un film impegnato, ma anche no. Nella confusione dei tanti perso-naggi, presenti, si intravvede un personaggio molto potente un grande guru-padrone delle multinazionali che dominano la tecnologia, l‘informazione, il web , che si accorda col potere politico e di governo, per addirittura sfruttare la cometa e le materie prime di cui è composta, non facendo attuare il piano di salvezza, ma addirittura favorendo l’ esplosione , della cometa , intanto che lui stesso e i grandi ricchi e potenti si sarebbero salvati imbarcandosi su una astronave che li condurrà con pochi altri su altro pianeta simile terrestre. In definitiva una storia di amaro pessimismo, trattata però come un videogame, dove alla fine si rappresenta uno schianto fatale per il pianeta terra, che annienterà tutti gli uomini compresi i due eroi scienziati e i loro amici che aspetteranno la fine del mondo a tavola mangiando e pregando. A poco serve il finalino del film dove si vedono i pochi sopravvissuti potenti della terra che sono salvi su un altro pianeta, ma vengono assaliti da animali preistorici di altre specie non previste. In definitiva un film poco mor-dente e poco attinente a mio parere con le emergenze e le urgenti soluzioni poste dagli attuali disastri provocati da pandemie sanitarie. e da cambia-menti di clima. Tutto il film è attraversato da una vena sarcastica decisa-mente fuori luogo, volendo dare per buono l’intento di denunciai morale ed etica del film. L’unico vero aspetto stellare e astronomico, del film è il cast di attori, tra le migliori star hollywoodiane che rendono il film una cometa per attirare il grande pubblico popcorn festivo. (Mauridal)

ERO IN GUERRA MA NON LO SAPEVO Un film di Fabio Resinaro. Con Francesco Montanari, Laura Chiatti. recensione mauridal

ERO IN GUERRA, ma non lo sapevo un film di FABIO RESINARO recensione mauridal

Ero in guerra ma non lo sapevo.         Un film di Fabio Resinaro. Con Francesco Montanari, Laura Chiatti. La guerra in questione nel titolo, è quella combattuta negli anni settanta/ottanta in Italia e non solo, tra forze estremiste giovanili, gruppi politici, di destra e sinistra, tra forze dell’ordine ,servizi segreti, istituzioni pubbliche, poteri occulti , mafie insomma quegli anni stragisti di piombo che hanno segnato la storia e gli animi di una generazione con protagonisti morti uccisi o sacrificati per sempre . Niente male, tanta roba per un film soltanto. La regia è di un giovane regista Fabio Resinaro classe 1980 ,all’epoca dei fatti  narrati , il '79 quindi un bimbo ,ma  la sceneggiatura è di Mazzotta e Caporiccio che hanno tratto la storia dalla testimonianza di Alberto Torreggiani, figlio del personaggio protagonista,  uno dei veri personaggi della narrazione. Dunque una storia tratta da fatti realmente accaduti, a Milano 1979 il gioielliere Pierluigi Torreggiani viene ucciso da un gruppo di giovani capelloni barbuti, così rappresentati, e descritti come Proletari Armati Comunisti, che hanno giustiziato un nemico , il ricco gioielliere, che a sua volta aveva ucciso un uomo per difendersi durante una rapina. Intanto il film è realistico, usa un linguaggio immediatamente drammatico, poche citazioni, sonoro adeguato, recitazione molto vicina allo sceneggiato televisivo, del bravo protagonista l’attore Francesco Montanari, che con Laura Chiatti, mantengono alta l’attenzione sulla vicenda narrata , tutta incentrata sul personaggio tra pubblico e privato , del gioielliere,  visto come un emergente della nuova borghesia milanese dedita agli affari anche con i nuovi sistemi del commercio di gioielli con la televendita ,molto in voga in quegli anni. La diffusione e il successo crescente del personaggio Torreggiani ne fanno un bersaglio sia della malavita che dell’estremismo politico milanese , Il film dunque racconta della vita privata in famiglia ,di un tranquillo uomo , commerciante di gioielli , dedito al costante e infaticabile lavoro di bottega ,ma anche di un uomo coinvolto in una rapina al ristorante dove spara e uccide un rapinatore per difendere sua figlia minacciata a tavola con lui. Da quel momento in poi ,la vita privata di quest'uomo e della sua famiglia è sconvolta , viene additato come giustiziere e quindi posto sotto scorta dalla questura, l’uomo è anche un personaggio mediatico , i giornali escono con la sua storia e ne fanno un ulteriore vittima inconsapevole. Ecco la sintesi del film : un borghese in affari , lavora nella capitale del business a Milano, viene coinvolto suo malgrado in una trama di conflitti personali con la politica estremista, la malavita ,i mass media e anche l’ordine costituito, laddove si ribella alla scorta di poliziotti che lo seguono dovunque,  limitando le sue libertà. Una miscela esplosiva,  è il caso di dire per quest’uomo lontano dalla politica attiva ,ma intanto a suo modo un lavoratore , onesto ,al servizio del benessere e del lusso, ma di talento, uno riuscito nel suo mestiere.Dunque questo film vuole dimostrare , forse che la vita privata dell’uomo è sempre in connessione con la vita pubblica anche se la vuole ignorare, infine che le dinamiche sociali irrompono prima o poi nella vita di tutti , sconvolgendola. Per quanto riguarda l’aspetto politico narrato , la parola appropriata è una citazione di Indro Montanelli *:«Intendiamoci, i delitti dei terroristi non si possono cancellare né tanto meno giustificare. E le loro condanne sono state più che giuste. Ma è il modo in cui le hanno scontate e continuano a scontarle che m'incute un certo rispetto. A differenza dei loro maestri e mandanti, che ancora oggi blaterano impuniti, un certo esame di coscienza almeno quei ragazzi se lo sono fatto. E molti si sono dissociati, cioè hanno riconosciuto l'inanità dei loro ideali. È stato un modo dignitoso di far sapere che sono consapevoli d'aver sognato un mondo impossibile e d'averlo perseguito attraverso strade impraticabili. [...] Per questo sostengo l'indulto, la grazia, l'amnistia. La formula non ha importanza. L'importante è riconoscere che la partita è chiusa. E a farla chiudere è stato soprattutto il modo in cui quella gente ha pagato[.*.       ( mauridal).

dal film Ero in guerra ma non lo sapevo.

 AMERICA LATINA  un film dei Fratelli D'INNOCENZO.  recensione mauridal

dal film America Latina

L’AMERICA LATINA , dei terribili fratelli.        Un film di Damiano e  Fabio D'Innocenzo. Con Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico, Massimo Wertmuller. Anche questa volta i fratelli D’innocenzo hanno colpito e affondato. Questa è una storiaccia di una pseudo famiglia con padre malato, madre stupida, figlie innocenti e un contesto ambientale fuori tempo in un non luogo. Una storiaccia n. 2 ,a seguito della Favolaccia n. 1 ovvero il film precedente. Si chiarisce almeno così sembra, il tema narrativo dei film dei due registi. La famiglia ,specie quella borghese benestante, come luogo primario di malessere , generatrice di follie e situazioni insane, ma anche i luoghi fisici, paesi, borgate, cittadine periferiche, non meglio connotate se non da case e ville vistose , esorbitanti, abitate da famiglie appunto insane per tanti motivi che il film cerca di descrivere. Dunque un punto di vista preciso, che parte dagli occhi di ragazzi adolescenti, di bambine, di figlie innocenti che sono vittime dei loro genitori , se non precisamente dei padri, i quali pur di raggiungere una stabilità economica benestante non si accorgono né si preoccupano di una vita affettiva reale e spontanea da regalare ai propri figli. Questo corto circuito i registi lo hanno  ancora ribadito in questo film , dove il protagonista ben rappresentato da Elio Germano, è un medico dentista, con una famiglia tipica italiana, padre madre e figlie, che vivendo una condizione agiata in una casa Holliwoodiana con piscina in una città tipo Latina, non si accorge della guerra che gli sta scoppiando in testa, per motivi a noi spettatori poco chiari. Intanto il film non vuole essere realistico , non racconta fatti e luoghi verosimili, appunto adottando il linguaggio della immaginazione e della visione onirica si lascia trasportare nella progressiva esplorazione della mente del protagonista che da apparente medico razionale e normo dotato di intelletto e coscienza,  si rivela un soggetto anomalo, da manicomio criminale. La storia narrata non aiuta lo spettatore del film ad afferrare il percorso alla follia del dentista, che di fronte all’imprevedibile ,all’evento del tutto inaspettato , reagisce con la follia criminale, e non con la razionalità dovuta . L’evento in questione è la scoperta casuale nella cantina della casa , di una bambina sconosciuta, selvaggia e feroce, legata e imbavagliata con lesioni di probabili violenze. Dunque il film prende le distanze dal verosimile e anche dalla narrazione plausibile, ma questo poco importa ai fini della tesi che i due registi hanno voluto rappresentare, ovvero come dicevamo i luoghi del malessere , fisico e mentale che si scontrano con l' irreale e che inevitabilmente portano ad una follia della mente che agisce su cose e persone. La narrazione continua mostrando un personaggio che si trasforma , da una personalità borderline in soggetto psichiatrico criminale , adottando la bambina prigioniera tenendola segregata con sé , nella cantina, ma vivendo contemporaneamente una vita dissociata in superficie , in famiglia e al lavoro. Il tutto con altri personaggi di contorno come la moglie le figlie , un amico, il vecchio padre , i quali subiscono semplicemente la presenza dell’uomo che nasconde dietro la sua mente malata il segreto chiuso in cantina . Tutto il film, mantiene fino alla fine l’attenzione dello spettatore, solo per la superba recitazione di Elio Germano , attore ormai avvezzo a personaggi anomali e sdoppiati tra follia e genio , vedi Ligabue ,ma qui,  il dentista folle, poco regge il senso della storia che a volte rende il personaggio un idiota , tra altri inconsapevoli. Solo il finale, verosimilmente chiude la parabola, riscattando il genere femminile, che nei panni della moglie e figlie , scoprendo la prigioniera in cantina, chiamano polizia e ambulanza , arrivando ad una conclusione oggettivamente scontata, per una storia banalmente raccontata così com’è, ma forse i due registi si proponevano di innestare nello spettatore del film il dubbio di uno sdoppiamento del genere umano maschile e femminile , raccontando per immagini anche ben studiate e riprese, tutt'altra questione. Dunque il beneficio della riflessione critica , ci assale , rinviandoci al prossimo film dei due fratelli Registi. (Mauridal)


ENNIO.  un film di  Giuseppe Tornatore

ENNIO un film di G: Tornatore

Soltanto un vero amico poteva rendere un omaggio ,così ben riuscito ed in sintonia   col personaggio a lui caro, è questo il film di Giuseppe Tornatore dedicato al maestro Ennio Morricone , omaggiato attraverso la  sua musica principalmente, ma non solo ,tutto il film è una sinfonia per così dire di immagini ,tutte composte, montate e  anche create apposta per raccontare il genio musicale , e i gesti, i pensieri dell'uomo Ennio ,un amico del regista  Tornatore , che ha sentito il bisogno di comporre un film come forse avrebbe composto un opera musicale il maestro Ennio. Dunque , tutto il segreto di questo bel film , imperdibile , da rivedere cento volte, da riascoltare sempre, è ,come se fosse una nostra  propria colonna sonora . Già , perché tutto quello che abbiamo visto e ascoltato nel film , ci appartiene in qualche modo , lo abbiamo vissuto nei film visti, o solo sfiorati oppure ascoltando una musica  per caso. Ecco il genio di Ennio Morricone , la sua musica ci appartiene,  è entrata nelle orecchie e nella testa di un bel pò di gente , di qualunque parte e specie umana. Il Film di Giuseppe Tornatore ne è la conferma. Ci basta per godercelo a cinema, da pubblico che vuole sapere qualcosa della storia del maestro Morricone ma anche di un poco di storia  del   Cinema, della nostra epoca contemporanea, attraverso le musiche e il rapporto tra i tanti registi presentati e il genio del Maestro. (Mauridal)


LA CENA PERFETTA      FILM di Davide Minnella con Salvatore Esposito , Greta Scarano, Gianfranco Gallo, Gianluca Fru.

LA CENA PERFETTA FILM di Davide Minnella con Salvatore Esposito , Greta Scarano, Gianfranco Gallo, Gianluca Fru. Quando un personaggio come Genny Savastano si attacca fortemente addosso all’attore che lo interpreta, ovvero Salvatore Esposito, attore bravo e poliedrico, come nei film Lo spaccapietre, L’Eroe,Veleno, Puoi baciare lo sposo, ecc.. allora la faccia dell’attore è irrimediabilmente associata a quel personaggio o ruoli simili. In questo film, Salvatore Esposito interpreta Carmine Giordano, personaggio troppo buono per essere criminale, napoletano, cresciuto all’ombra di un boss il quale, per riconoscenza verso il padre, protegge Carmine. Dunque l’ambiente e le caratteristiche del personaggio sembrano essere le stesse di Genny, ma il regista e la sceneggiatura decidono di cambiare rotta. La faccia di Salvatore Esposito si presta dunque ad un Carmine che sì, è parte della camorra ma non è capace di violenza criminale e il vero Boss, con la faccia di Gianfranco Gallo lo sa e, proprio per questo, gli ordina di trasferirsi a Roma per trovare un nuovo ruolo: deve diventare ristoratore per riciclare denaro sporco nel ristorante Il picchio Rosso, nel centro di Roma. Carmine è sempre parte del clan che lo segue e protegge, ma senza mai essere sanguinario e violento. Dunque si cambia genere, dalla pistola al mestolo, il buon Carmine prova a gestire il ristorante, addirittura cimentandosi in cucina, anche grazie alla conoscenza e all’aiuto di Consuelo, la brava attrice Greta Scarano, una cuoca che accetta di lavorare per Carmine nel suo ex ristorante, diventato il Picchio rosso. Una storia dagli intrecci curiosi tra camorra e cucina , fra tanti soldi riciclati e piatti serviti ai tavoli in nome del gran Gourmet. Il cinema e la TV hanno raccontato spesso il mondo della cucina, come nel film il pranzo di Babette o Chocolat, Ratatouille, oppure in TV con La prova del cuoco, Masterchef etc… Tuttavia, la novità di questo film è proprio l’idea che i noti ristoranti o anche altre attività gastronomiche siano un grande affare per tutti, buoni e cattivi. Dunque il film non rivela nulla di nuovo, ma, quasi poeticamente, fa risaltare il ruolo del buon Carmine e della brava Consuelo che, con la recitazione pacata di Salvatore Esposito e della esuberante Scarano, rendono piacevole e divertente il film specie nelle riprese della cucina e degli squisiti piatti preparati, in realtà, da una nota Chef chiamata come consulente. Dunque, un film che apre una nuova prospettiva da Gomorroide a Gourmèrroide e, chissà, che il pubblico non gradisca la visione dei piatti preparati, magari per gustare un dopo cinema a tavola, forse proprio con la cena perfetta che salva la vita, cioè la favolosa pasta e patate. (Mauridal) .

LA CENA PERFETTA FILM di Davide Minnella con Salvatore Esposito , Greta Scarano, Gianfranco Gallo, Gianluca Fru. Quando un personaggio come Genny Savastano si attacca fortemente addosso all’attore che lo interpreta, ovvero Salvatore Esposito, attore bravo e poliedrico, come nei film Lo spaccapietre, L’Eroe,Veleno, Puoi baciare lo sposo, ecc.. allora la faccia dell’attore è irrimediabilmente associata a quel personaggio o ruoli simili. In questo film, Salvatore Esposito interpreta Carmine Giordano, personaggio troppo buono per essere criminale, napoletano, cresciuto all’ombra di un boss il quale, per riconoscenza verso il padre, protegge Carmine. Dunque l’ambiente e le caratteristiche del personaggio sembrano essere le stesse di Genny, ma il regista e la sceneggiatura decidono di cambiare rotta. La faccia di Salvatore Esposito si presta dunque ad un Carmine che sì, è parte della camorra ma non è capace di violenza criminale e il vero Boss, con la faccia di Gianfranco Gallo lo sa e, proprio per questo, gli ordina di trasferirsi a Roma per trovare un nuovo ruolo: deve diventare ristoratore per riciclare denaro sporco nel ristorante Il picchio Rosso, nel centro di Roma. Carmine è sempre parte del clan che lo segue e protegge, ma senza mai essere sanguinario e violento. Dunque si cambia genere, dalla pistola al mestolo, il buon Carmine prova a gestire il ristorante, addirittura cimentandosi in cucina, anche grazie alla conoscenza e all’aiuto di Consuelo, la brava attrice Greta Scarano, una cuoca che accetta di lavorare per Carmine nel suo ex ristorante, diventato il Picchio rosso. Una storia dagli intrecci curiosi tra camorra e cucina , fra tanti soldi riciclati e piatti serviti ai tavoli in nome del gran Gourmet. Il cinema e la TV hanno raccontato spesso il mondo della cucina, come nel film il pranzo di Babette o Chocolat, Ratatouille, oppure in TV con La prova del cuoco, Masterchef etc… Tuttavia, la novità di questo film è proprio l’idea che i noti ristoranti o anche altre attività gastronomiche siano un grande affare per tutti, buoni e cattivi. Dunque il film non rivela nulla di nuovo, ma, quasi poeticamente, fa risaltare il ruolo del buon Carmine e della brava Consuelo che, con la recitazione pacata di Salvatore Esposito e della esuberante Scarano, rendono piacevole e divertente il film specie nelle riprese della cucina e degli squisiti piatti preparati, in realtà, da una nota Chef chiamata come consulente. Dunque, un film che apre una nuova prospettiva da Gomorroide a Gourmèrroide e, chissà, che il pubblico non gradisca la visione dei piatti preparati, magari per gustare un dopo cinema a tavola, forse proprio con la cena perfetta che salva la vita, cioè la favolosa pasta e patate. (Mauridal) .


Animali fantastici - I segreti di SilenteUn film di David Yates. Con Jude Law, Eddie Redmayne,

I SEGRETI DI SILENTE, e gli animali fantastici. Non essendo un Potterologo, non posso capire appieno gli sviluppi della trama che hanno portato il grande mago professor Albus Silente ad una battaglia contro il perfido e cattivo mago Grindelwald. Bisogna premettere, appunto, che il film è un cosiddetto “prequel” ovvero racconta gli antefatti della storia del professore Silente che poi diventerà il professore anziano di Harry Potter giovane. La Saga di Harry Potter è lunga e complicata e i film che seguono i romanzi della veramente geniale sceneggiatrice e autrice J. K. Rowling, sono una trasposizione delle atmosfere e dei personaggi dei noti romanzi di successo. In questo caso, il film racconta storia di Silente quando era ancora giovane, negli anni Trenta, tra Londra e Berlino ma si intravedono anche uno scorcio di New York e, con un finale molto esotico, il paesaggio orientale del Buthan. Dunque, Silente deve affrontare il mago cattivo che vuole la sottomissione dei babbani (i non maghi) e impedire le unioni impure tra maghi e non maghi. Al contrario del cattivo mago, che impiega la ferocia o la cattiveria violenta, Il colto Silente impiega invece una intelligenza raffinata. Grazie alla sua potente magia, Silente, con il valido aiuto di un gruppo di maghi giovani amici e di un vasto genere di animaletti fantastici e anche comici, riesce a vincere, con un duello all’ ultima bacchettata magica, il cattivo Mago Grindelwald. Nella storia di buoni contro i cattivi si inserisce un elemento forse nuovo, ovvero la figura del cattivo mago che vuole dominare sul mondo intero e quindi, se non fermato, avrebbe intenzione di piegare al suo potere tutti quanti gli esseri da lui reputati inferiori. Dunque, intervengono le masse di sostenitori e dei contrari alla elezione del cattivo a capo della Direzione dei maghi del mondo magico. Insomma, una chiara allusione, siamo negli anni Trenta, all'ascesa dei grandi dittatori e maghi del male in tutta Europa con l’appoggio di grandi masse popolari che, inebetite, seguono e approvano le gesta dei dittatori. In conclusione, una digressione realistica in un mondo fantastico o una appena accennata venatura politica sugli anni trascorsi di Silente. Il tutto con una presenza di tanti personaggi secondari in qualità di maghi in aiuto alla lotta del bene contro il male. Una novità impegnata per la Saga di Potter? Forse, ma sicuramente si prepara la strada per altre puntate della fortunata serie cinematografica. Di fronte ad un prodotto dosato e programmato per un pubblico giovanile di fedele affezione, il recensore deve ammettere che, pur non essendo Potteriano, rimane piacevolmente sorpreso dalla buona confezione del film. Gli attori e le attrici sono precisi nella parte e una nota di merito va agli animaletti e alle creature magiche, che con note di allegria e comicità stemperano la drammaticità voluta della storia. Ottimi gli effetti e i trucchi speciali che animano le azioni sullo schermo. (Mauridal)

dal film Animali fantastici- i segreti di Silente.


NOSTALGIA un film di Mario Martone recensione mauridal

Mario Martone regista e sceneggiatore con Ippolita Di Majo ritorna nella Napoli contemporanea con il film Nostalgia, che insieme a Morte di un matematico.. e  Amore molesto, ricrea un clima di un vissuto della città attraverso gli occhi e le sensazioni dei personaggi che la animano , spesso uomini e donne che hanno una identità precisa, siano essi intellettuali oppure di estrazione popolare come pure in questo. caso. Una identità definita in maniera molto letteraria , personaggi descritti a penna e poi trasferiti in immagini.Tutto il film risente della impostazione romanzata tratta dall’originale di Domenico Rea, ma questo, è un valore aggiunto. il film realizza una propria autonomia nella impronta che il regista dà al personaggio di Felice Lasco con la bella interpretazione di Pier Francesco Favino. Felice viene ritratto in tutti i possibili stati emozioniali attraverso sguardi e atteggiamenti introversi, e con un linguaggio cinema che Martone possiede quando utilizza i primi piani, sui volti o i dettagli sulle cose e gli ambenti che descrive. Il film ci restituisce una Napoli forse ancora attuale , ma attraverso il ricordo e il rimpianto di un passato ormai lontano ma che ancora insegue Felice, con la sua nostalgia per ciò che non è più possibile avere . Indubbiamente una  parte dell’animo del protagonista che ricerca una sua identità perduta , nel ritorno alle origini , possiamo rintracciarla in tanti personaggi del cinema e della letteratura, ma qui a far da sponda a Felice è la città di Napoli con la gente del popolo presente , e Martone sottolinea la sua posizione nei confronti dei lati oscuri e negativi che già Rea denunciava nel suo lavoro. Nel film vediamo Una città ancora bella e affascinante , seppure attraverso le immagini dei vicoli e dei labirinti di un quartiere simbolico per tanti napoletani , per la storia che ha avuto e per le vicende che ancora possiede .ottima la interpretazione degli attori tutti , dal protagonista Favino a al personaggio della vecchia madre di Aurora Quattrocchi all ‘anziano patrigno Nello Mascia, al Prete Impegnato nel sociale con Francesco Di Leva Infine il personaggio Oreste anti -Felice il vecchio amico nemico , Tommaso Ragno. Proprio il loro apporto ha consentito una impostazione anche teatrale , cara al regista che tutto il film possiede (mauridal)





COME PRIMA. un film di TOMMY WEBER recensione mauridal

Quando si cerca di narrare in un film, una nuova variante di una storia antica ,direi biblica come i due fratelli che si odiano o si amano fino alla morte , allora l’autore o gli autori devono necessariamente ricorrere ad un tema innovativo forte e autonomo per riuscire a scalfire lo stereotipo comune del cosiddetto “fratelli coltelli”. In questo film il regista , e gli autori , provano a inserire un tema insolito,stravagante,  per un film contemporaneo che sia in qualche modo in sintonia con il progressivo rinnovamento culturale delle generazioni ultime , ovvero si narra dell’odio tra fratelli dovuto a una opposta visione ideologica e storica dell’Italia nel dopoguerra. Intanto i due fratelli, Fabio il maggiore e Andrea il minore sono originari del sud , precisamente nati nell’isola di Procida da un padre pescatore, ma nel periodo degli anni 30/ 40 il giovane irrequieto Fabio decide di andare via dall’isola , e pur di allontanarsi definitivamente si arruola nelle camicie nere dei fascisti , anche in opposizione al padre conosciuto come un militante comunista. La storia del film ,Tuttavia inizia diciassette anni dopo quando il fratello minore Andrea. Detto Andrè rimasto nell’isola studiando diventando maestro e continuando la propria vita normale, non avendo notizie di Fabio, che aveva fatto perdere le proprie tracce sparendo completamente, per rispettare la volontà del padre ammalato e morente ,  decide di mettersi alla ricerca del fratello ,per riportarlo a casa . Dunque una storia tra persone che ,sopravvissute a determinate esperienze su fronti opposti e lontane anche nel carattere e indole, cercano nel ricordo e nel passato , appunto una riconciliazione come un ritorno, ad un Come Prima , celebre canzone anni 60 che infatti i due fratelli dopo la ricerca positiva di Andrè cantano assieme in macchina nel viaggio di ritorno dalla Francia dove Fabio si era rifugiato alla fine della guerra. Intanto gran parte del film è il racconto del viaggio di rientro, di Andrea con Fabio, il fratello ritrovato. Rientro in Italia dalla Francia e poi il ritorno dei due, nell’isola di Procida . Un film che nelle immagini e forse nelle intenzioni del regista diventa un road movie , con piccole e anche divertenti avventure lungo il percorso, ma che , ciò nonostante non regge nel tentativo di risolvere l’odio tra fratelli, con una narrazione diluita in tanti aneddoti, e un dialogo serrato tra i due personaggi protagonisti , ben interpretati da Francesco Di Leva , un Fabio violento e fascistone, e Antonio Folletto un Andrè mite e rassicurante. Certamente un film non poteva affrontare questo tema con approcci psicoanalitici, ma neanche ridurre il tutto al semplice contrasto ideologico e caratteriale tra persone , ricorrendo inoltre ad altri espedienti narrativi quali , il ritorno al passato, la nostalgia del paese o isola natia, il padre morente che aspetta il ritorno del figlio fedifrago , che dunque saluta piangendo e ridendo . I fratelli poi nondimeno , si salutano con un tuffo nel mare vestiti, dopo il funerale. Belle le scene dell’isola di Procida , già presente nella cinematografia con ben altri  film memorabili. (Mauridal)  

dal film COME PRIMA.